Il modo che “sento più mio” per educare i miei figli…

Come genitore mi sono sempre chiesta quale fosse il modo migliore per educare e crescere i miei figli. Sono certamente consapevole che “l'infanzia costituisce l'elemento più importante nella vita dell'adulto:

l'elemento costruttore. Il bene o il male dell'uomo nell'età matura è strettamente legato alla vita infantile da cui ebbe origine. Sull'infanzia ricadranno tutti i nostri errori e su di essa si ripercuoteranno in modo indelebile.”

Cosi scriveva Maria Montessori nella prefazione del suo libro “Il segreto dell'infanzia”. Allora era una novità, agli inizi del secolo scorso la società non riconosceva il bambino come soggetto con dei diritti, non esisteva una cultura dell'infanzia, di cui la Montessori è stata una promotrice.
A distanza di cento anni il bambino è diventato soggetto attivo, con potenzialità e risorse sue proprie, che si rapporta con l'adulto, con le sue emozioni e sensazioni, che apprende anche e soprattutto tramite esse.
Essere genitore significa interrogarsi, prestare ascolto ai bisogni dei figli, nel rispetto della loro integrità e autonomia, evitando di manipolarli.
Francesca Cristofari, mamma di Jacopo e Jari

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Maria Rita Parsi scrive: “I figli non sono di nostra proprietà, ma passano attraverso di noi”. Fin qui la teoria, ma come fare a metterla in pratica? Il genitore perfetto non esiste. Esiste però il genitore che, forte dell'attenzione e dell'ascolto che dedica al figlio, sa mettere limiti fermi e rassicuranti, consapevole dell'importanza che ha per il bambino il confronto con un adulto capace di contenerlo.

Pensiamo che forse è necessario scontrarci con i nostri errori. Pensiamo che dobbiamo crescere con i nostri figli e apprendere con umiltà. Pensiamo anche che è importante il confronto, lo scambio di esperienze e di consigli come spunti di riflessione. Per dirla con Maria Montessori: “Stimolare la vita lasciandola libera di svilupparsi, ecco il primo dovere dell'educatore. Per una simile delicata missione, occorre una grande arte che suggerisca il momento giusto, che limiti l'intervento, e che non disturbi o devii, anziché aiutare, l'anima che sorge a vita e vivrà in virtù dei propri sforzi”.

Stefania Mammetti, mamma di Sofia