Senti di aver sbagliato con i figli? Scopri perché “riparare” dopo l’errore è la cosa più importante per il vostro legame

Ti senti in colpa dopo aver perso la pazienza con tuo figlio? Scopri perché non è l’errore a ferire i bambini, ma la distanza emotiva che viene dopo e come ricostruire il legame ogni giorno.

E se fosse nell’errore che inizia la parte più bella?

Pensa a un elastico. Quando si tende, quando si allunga fino al punto di rottura, non si spezza per sempre: torna, perché è fatto proprio per questo. Ogni volta che torna, porta con sé tutta quella tensione trasformata in qualcosa di diverso, ovvero la prova che il legame ha retto.

Le relazioni tra genitori e figli funzionano un po’ così.

Questo contenuto? È Certificato!

Se sto scrivendo qui, sul blog e sulla rivista etica per Genitori, è perché l’Ente italiano “Bambini & Genitori”, la prima Community NOprofit nel panorama educativo nazionale, ha certificato l’etica di quello che stai leggendo.

Grazie al suo Comitato Scientifico, che vede nomi autorevoli come Paolo Crepet, Alberto Pellai e Daniele Novara veri luminari sull’educazione genitoriale; ha ritenuto che questi contenuti seguano le linee-guida educative del terzo millennio, siano pedagogicamente corretti e propedeutici allo sviluppo degli adulti di domani, quindi buon proseguimento!

Il senso di colpa dei genitori dopo un errore

Quando reagiamo in un modo che non avremmo voluto, come ad esempio quando alziamo la voce o perdiamo la pazienza o diciamo una parola di troppo, la prima cosa che arriva è il senso di colpa. Rapido, preciso e pungente.

Poi, quasi senza accorgercene, ci ritiriamo e diventiamo un po’ più distanti, un po’ più silenziosi, come se la vergogna costruisse un piccolo muro invisibile tra noi e nostro figlio.

Il bambino quella distanza la sente: non la sa spiegare, ma la percepisce.

E quello che rimane non è tanto l’eco dell’urlo o della parola sbagliata, ma la lontananza che è venuta dopo.

Il vero problema non è l’errore, ma la distanza emotiva

Siamo abituati a credere che il momento critico sia l’errore. Quello scatto da evitare, quella reazione da controllare. E allora ci concentriamo lì, su come non sbagliare la prossima volta.

Ma quello che ho osservato, stando vicina alle famiglie, è un’altra cosa: i bambini non restano feriti da un genitore che ogni tanto perde l’equilibrio.

Restano feriti da un genitore che poi non torna. Che rimane lontano, chiuso nel senso di colpa, irraggiungibile proprio nel momento in cui il bambino avrebbe bisogno di sentirsi ancora al sicuro.

L’elastico si è teso. Ma nessuno lo ha lasciato tornare indietro.

“Tornare” è più semplice di quanto si pensi

Tornare non significa:

  • fare un discorso
  • spiegare tutto
  • costruire una scena di riconciliazione perfetta
  • non è un rituale da eseguire bene per rimettere le cose a posto.

Tornare significa:

  • riaprire il contatto
  • sedersi vicino senza dire nulla di speciale
  • cercare lo sguardo
  • offrire una mano o riprendere un gioco come se niente fosse
  • restare nella stessa stanza, vicini, e lasciare che la tensione si sciolga da sola nella vicinanza.

I bambini sono straordinari in questo: accolgono il ritorno senza pesarlo o analizzarlo.

Lo sentono e basta. E quello che sentono è: ci sei ancora, non te ne sei andato, tra noi va bene.

È l’elastico che torna.Ed è esattamente questo il momento che conta di più.

Le riviste etiche da leggere e ascoltare

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Perché “tornare” è una competenza educativa fondamentale

Forse vale la pena cambiare l’idea che abbiamo di cosa significa essere un buon genitore.

La competenza educativa non è stare sempre in piedi senza vacillare, ma saper ritrovare l’equilibrio dopo che si è perso.


Non è non sbagliare mai, ma saper tornare quando si è sbagliato.

Questa è una competenza reale, concreta, che si allena giorno dopo giorno.

La cosa più liberatoria è che non serve farla alla perfezione, basta farla.

Cosa imparano i figli dai genitori autentici

I bambini non imparano dai genitori perfetti ma da quelli veri, da quelli che perdono la pazienza e poi tornano, che si allontanano e poi si riavvicinano, che sbagliano e non spariscono.

Ogni volta che torni, dopo un momento difficile, non stai solo riparando quella singola situazione. Stai insegnando a tuo figlio qualcosa di molto più grande: che i legami reggono, che l’amore non finisce con un conflitto e che si può sbagliare e continuare ad essere amati.

Quella fiducia è ciò che fa sentire un bambino al sicuro, davvero al sicuro.

E tu la stai costruendo ogni volta che scegli di tornare.

Un ultimo consiglio per il tuo educare

Dai un’occhiata anche agli altri articoli che ho realizzato per “bambini e genitori”: nel blog e nelle riviste etiche trovi centinaia di contenuti autorevoli della nostra Comunità Educante, strumenti concreti e riflessioni pratiche per gestire al meglio la relazione genitori-figli, come questo: Come sostenere l’autonomia dei figli? Strategie pratiche per farli sentire sicuri di sé

MARGHERITA MONASTRA
esperta in Pedagogia Familiare e Disciplina Dolce

CONTATTI web: bimbisereni.it
Instagram: @bimbisereni.it

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