I bambini nello scarabocchiare, parlano di sè stessi e del rapporto con gli adulti a loro vicini.
Mi sono spesso chiesta come mai l’idea di capire il senso dello scarabocchio è nato in me così prepotentemente tanto da scrivere articoli, libri, e realizzare conferenze che permettessero di spiegare come interpretare i segni grafici.
Quando mio figlio aveva un anno, lo vidi prendere i colori che servivano al mio lavoro di insegnante e disegnare degli scarabocchi: un insieme di cerchi che arrivavano in un solo punto, linee elaborate apparentemente in modo distratto, un insieme costituito da una ricchezza non ancora conosciuta, e non tradotta in adeguate logiche schematiche. Osservando con quanto impegno e partecipazione scarabocchiava, parlava, spiegava ciò che realizzava, ne dedussi il suo enorme patrimonio intimistico ed emotivo.
Lo scarabocchio è bello da vedersi, ma acquista un valore ancora più profondo, per l’esecutore, se è scarabocchiato davanti all’adulto. Genitore, prova a trasformarti per un giorno e sdraiati con tuo figlio sul pavimento. Munito di fogli e pennarelli, lui si sentirà forte e sicuro, e tu potrai notare con quanta gioia il tuo piccolo scarabocchia per te.
L’opportunità che ti offre il piccolo è osservarlo, e notare il suo percorso intimistico che lo porta alla scoperta di sé, parte integrante del suo essere individuo. Il genitore che lo osserva è come una voce invisibile che lo stimola, e i due saranno uniti da una sola emotività. Tale contatto precede un silenzio assenso dell’adulto, guida invisibile e protettrice.
Silenzio che potrebbe essere interrotto dal borbottio del piccolo, che ininterrottamente elabora il suo scarabocchio mediante un processo evolutivo in cui coinvolge la realtà che lo circonda e i ricordi del suo essere persona... un modo diverso ed affascinante di conoscere atttraverso l’osservazione aspetti del tuo piccolo che ancora non conosci.
di Anna Maria Casadei
esperta nella lettura del disegno infantile