Aspirazioni e inclusione dei nostri figli… anche se autistici

Chi è mio figlio? Questa è una domanda che si pongono tutti i genitori, ma soprattutto noi mamme e papà di bimbi autistici. Fin dai primi esordi del disturbo, nostro figlio non è come gli altri bambini coetanei, non è proprio come ce lo immaginavamo. Linguaggio assente, interessi ristretti e ripetitivi, scarso contatto sociale.

Per molti di noi, il primo e grandissimo dilemma è l’assenza del linguaggio, che purtroppo nei casi più severi continua a latitare per sempre. In queste situazioni, diventadifficile comprendere i desideri del proprio bambino, che spesso si riducono alla necessità di decifrare e non sottovalutare i suoi bisogni primari: ho fame, sono stanco, sento dolore.

Per molti di noi, nostro figlio è un piccolo mistero, una persona che non si comprende mai completamente. Spesso non capiamo da dove abbiano originecerte reazioni del nostro bambino, sulle quali possiamo fare solo delle ipotesi.

In altri casi, quando i nostri bambini parlano e comunicano, il nostro lavoro è spesso allontanare nostro figlio dalle sue passioni (spesso ossessioni) e dirottarlo su interessi più vari e meno ristretti, a volte, purtroppo, dobbiamo letteralmente salvarli dalle loro stesse inclinazioni, quando queste diventano totalizzanti o esclusive.

Il tempo extrascolastico dei nostri bambini è dedicato quasi unicamente ad interventi educativi cognitivo-comportamentali, e poco spazio resta per attività ludiche.

Non ultimo, la totale esclusioneper i nostri figli autistici dalla stra grande maggioranza degli sport, troppo strutturati o con regole a volte difficili da comprendere, a meno di essere seguiti individualmente da un educatore.

Aggiungo che, spesso, bambini che sarebbero in grado di unirsi ad un gruppo sportivo, alla notizia della loro diagnosi sono allontanati per il timore di reazioni aggressive e incontrollabili: troppo spesso la assoluta ignoranza del disturbo, crea situazioni penalizzanti e di emarginazione.

Il nostro Comitato lavora molto su questo aspetto creando percorsi sportivi (l’ultimo realizzato è un progetto di Judo) per permettere anche ai nostri figli di sviluppare interessi “normali”e in linea con quelli dei loro coetanei. Proprio aspirare ad una sana normalità è quello a cui tendiamo noi genitori di bimbi autistici, questo è ciò che desideriamo.

Al contrario di altri genitori che aspirano spesso all’eccellenza per i propri figli, noi miriamo alla loro felicità, all’inclusione in una società che li allontana senza conoscerli, che per paura li emargina.

 


FRANCESCA DELMONTE
vicepresidente “Comitato Autismo 365 APS”

Contatti: www.autismo365.it- comitato@autismo365.it 

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