Settembre è il periodo dell'anno in cui si inizia a riflettere sulle attività extra scolastiche cui iscrivere i propri figli.
Partendo dal presupposto che non è mai troppo presto per cominciare ad imparare una lingua straniera, si potrebbe cercare un corso. Ma come orientarsi nella scelta?
Un corso è più o meno efficace a seconda del tipo di metodologia che utilizza. Non sempre metodi eccellenti per gli adulti sono altrettanto eccellenti per i bambini…
Attualmente sono presenti sul mercato tre tipologie di corsi, dando per scontato che in tutti i casi l’attività sia svolta interamente in lingua (cosa che dobbiamo sempre verificare):
Corsi “destrutturati”: quelli che non hanno programmi specifici e codificati, non hanno obiettivi linguistici predefiniti e gli insegnanti, magari anche madrelingui, non hanno alcuna formazione nell’insegnamento delle lingue ai bambini. Questi corsi sono adatti a quei bambini che hanno già una buona base della lingua straniera e servono loro per incrementarne l’esposizione e la pratica.
Corsi basati su metodologie di stampo linguistico: quelli che presentano programmi, materiali didattici e obiettivi linguistici, ma che tuttavia prevedono lo stesso tipo di apprendimento che si ha a scuola, cioè attraverso il sistema simbolico-ricostruttivo (leggo e studio il libro di testo).
I bambini apprendono attraverso giochi, attività ed esercizi, ma non in maniera naturale e, come hanno avuto modo di studiare i neurolinguisti negli ultimi trent’anni, immagazzinano la nuova lingua in un’area del cervello diversa da quella in cui risiede la lingua madre; fanno cioè un procedimento di apprendimento definito tecnicamente esplicito, esattamente allo stesso modo in cui imparano la storia, la geografia ecc…
Viene da chiedersi: abbiamo imparato in questo modo la nostra lingua madre o il dialetto che parlavano i nostri nonni? Poiché la risposta è evidente passiamo alla terza tipologia di corsi.
Corsi basati su metodologie di stampo psicolinguistico, quelli i cui programmi, materiali didattici e obiettivi linguistici sono stati sviluppati basandosi sui processi di acquisizione del linguaggio, e dove l’insegnamento è operativo e interattivo.
I metodi psicolinguistici creano quelle condizioni per cui si impara una lingua immagazzinandola nella stessa area del cervello in cui risiedono la lingua madre e tutte quelle attività di cui abbiamo una competenza definita “automatica” (come andare in bicicletta o nuotare). Il processo di apprendimento viene definito dai neurolinguisti di tipo implicito (quindi naturale) e si basa su attività specifiche di tipo percettivo-motorio: faccio esperienza di determinate azioni nella lingua straniera, attraverso la ripetizione e un’acquisizione graduale dei significati e delle espressioni, esattamente come succede quando iniziamo a parlare la nostra lingua madre.
Buona scelta!
a cura dott.ssa Alda Trifiletti
specializzata in Glottodidattica Infantile