Diciamo che per noi genitori è molto difficile spiegare le cose ai bambini, non abbiamo mai la certezza che abbiano compreso in pieno quello che gli stiamo dicendo e soprattutto il perché.
Questo però è complicato in tutte le comunicazioni, infatti difficilmente il nostro interlocutore avrà appreso in pieno il significato di quello che gli stiamo dicendo perché “solitamente” si rielabora in maniera soggettiva il punto di vista altrui, lo si integra con le aspettative sull’altro, con l’impressione che vogliamo fargli e con i concetti culturali pregressi.
La conferma che tutto quello che abbiamo espresso sia stato recepito sarà possibile solo se ci sarà un feedback comunicativo, ma in pochi lo danno. Quindi, a maggior ragione, come facciamo a sapere se il dialogo con il bambino ha avuto effetto? In realtà solo aspettando che i fatti lo dimostrino.
Questo concetto è vero soprattutto per i bambini in età preverbale, dove la comunicazione avviene solo in forma non verbale, ossia fisica, con il movimento del corpo e attraverso le espressioni facciali.
In questa fase saranno i gesti e i comportamenti dei nostri bimbi a manifestare quello che hanno appreso dal dialogo con loro mettendo o meno in atto l’insegnamento dato. Con l’uso della parola il dialogo diventa più accessibile, ma comunque difficile, perché deve superare il naturale disequilibrio dovuto alla differenza d’età. I bambini appena imparano a parlare esprimono i loro bisogni in modo assoluto senza considerare la volontà dell’altro, è questa la loro arma per creare e affermare la personalità. La fatica per i genitori è quella di accogliere i loro NO, MIO, BRUTTO, etc... come un’esigenza naturale di crescita.
Attenzione però, questo non vuol dire che i bambini non vadano sgridati, tutt’altro, ma il rimprovero va fatto senza urlare, cercando di fargli capire, con frasi brevi e semplici, quello che hanno fatto di sbagliato e rimanere fermi sulla posizione presa. La comunicazione peggiore verso i figli è proprio quella basata sul cambio di opinione, se si decide di punirli togliendogli un gioco, per un valido motivo, bisogna portare avanti la scelta fatta, essere certi che abbia capito il motivo del nostro gesto e non cedere.
Personalmente sostengo che funzioni molto di più il rinforzo positivo, ovvero ogni volta che fanno qualcosa di nuovo o che rispettano le regole date, elogiateli, sorridete, affermate in diversi modi che avete apprezzato il loro comportamento, non attraverso regali, ma facendoli sentire orgogliosi di quello che hanno fatto, questo li incentiverà a ripeterlo.
a cura dott.ssa Elena Maccaferri
psicologa, psicoterapeuta cognitiva