Mettere regole e confini chiari ai comportamenti dei figli è il compito più difficile che i genitori sono chiamati ad affrontare. L'etimologia del termine “educare” deriva da “règere”, ossia guidare.
In questo senso la prima funzione delle regole è quella di fornire una guida al figlio: la norma impartita dal genitore crea infatti una struttura che dà contenimento al bambino, permettendogli la crescita all'interno di un progetto educativo.
Capita sempre più spesso che i genitori incontrino difficoltà nel dare un limite al proprio figlio: questo può succedere già durante la fase di opposizione del proprio bambino, la cosiddetta fase del “no”, nella quale il bambino piccolo fa la necessaria esperienza della possibilità di un'autoaffermazione. In tale fase alcuni genitori fanno fatica ad opporsi alla sua opposizione, pensando così di favorire la personalità del figlio. Altri, memori di una loro sofferenza per un'autorità eccessiva, non sopportano l'idea di dover essere a loro volta depositari di un'autorità che somministra divieti. Tuttavia, pensando al contempo che sia opportuno limitare l'esplorazione del bambino, rischiano di utilizzare con il proprio figlio una comunicazione paradossale, piena di ambivalenze: in tal caso l'espressione del volto può inconsapevolmente essere discordante con le parole e permettere al bambino di fare ciò che gli è proibito. Spesso la difficoltà dei genitori cela una posta in gioco affettiva: ogni adulto si aspetta dal figlio una relazione affettiva profonda e fiduciosa. Frustrare un bambino, ricordargli la regola, significa rischiare di vedere le sopracciglia che si aggrottano sul suo volto, una smorfia di disapprovazione, gli occhi che si inumidiscono, lo sguardo che si volta dall'altra parte, sintomo di disimpegno relazionale, o di sentire parole del tipo “Sei brutta mamma!” oppure” Sei cattivo papà!... lo chiedo alla mamma!”.
Questa minaccia, questa rivalità sottilmente insinuata fra i due genitori, con cui i bambini imparano molto presto a giocare con notevole abilità, possono essere insopportabili per molti genitori. L'educare un figlio richiede un minimo di differenziazione fra le persone e la capacità di assumersi il rischio di una perdita temporanea di amore da parte del proprio figlio, attraverso la quale questi sperimenterà un limite. Tale esperienza può essere particolarmente difficile per quei genitori che sono più preoccupati di salvaguardare la continuità della relazione filiale che di aver fiducia in una relazione coniugale.
Ma allora come mettere, praticamente, le regole ad un figlio? Per prima cosa i genitori devono aver chiaro e concordare tra di loro le regole importanti da trasmettere ai figli: all'interno di queste il figlio potrà avere propri margini di movimento e libertà di crescita. In tale cornice ogni occasione di incoerenza tra genitori indurrà disorientamento nel figlio.
Le regole familiari devono essere chiare, sintetiche, ben esplicitate, condivise e contrattate in modo democratico: per poterle rispettare il figlio deve comprenderne l'utilità e il senso. Occorre quindi che i genitori siano disponibili a discutere, spiegare e negoziare le regole con i loro figli ripetutamente. È di fondamentale importanza, una volta stabilite le regole, individuare e concordare insieme le conseguenze se queste vengono disattese: questo aiuterà il figlio ad accettarle e ad essere più disposto nel seguire la regola, in quanto sentirà di averla messa lui insieme ai genitori. Egli può talvolta avere delle idee su come migliorare la regola e renderla più gradevole, se gli viene chiesto quale tipo di aiuto gli serva per seguirla.
È altrettanto importante stabilire riconoscimenti positivi se le regole vengono rispettate. Premiare quando c'è un comportamento positivo dovrebbe costituire, infatti, la regola base dell'educazione.
Di fronte alla messa alla prova preferita da parte dei figli “Ma tutti lo fanno!”, con la quale cercano di scoprire se i genitori riescono a mantenere le loro posizioni, occorre conservare la regola ed avere un atteggiamento costante, anche quando siamo stanchi, esasperati o annoiati, altrimenti i figli tenderanno a rimetterla in discussione e a non rispettarla. È indispensabile che rispetto alla regola stabilita il genitore ne faccia proprio il vero significato, testimoniandolo con l'esempio ai figli: solo così tale valore, altrimenti astratto e irraggiungibile, sarà interiorizzato. •
a cura dott.ssa Cristina Pantaleo
psicologo, psicoterapeuta