Cercando di comprendere l'origine del razzismo nei bambini, la ricercatrice Jessica A. Sormerville, docente associato dell'università di Washington, che si occupa dello sviluppo dei comportamenti sociali (es. gentilezza e generosità),
notò che già i bambini di 15 mesi manifestavano un comportamento noto come “in group bias”, una sorta di pregiudizio positivo che porta a favorire coloro che hanno le loro stesse caratteristiche.
Con questa ricerca (Monica P. Burns, jessica A. Sommerville. “I pick you”: the impact of fairness and race on infants' selection of social patners) i cui risultati sono pubblicati sulla rivista online Frontiers in Psychology, 2014 la Sommerville ha dimostrato come razza e correttezza influenzano un bambino di 15 mesi sulla scelta di un compagno di giochi. Sembra però che i bambini siano disposti a passare sopra questo innato bisogno di equità se vengono favoriti dai soggetti appartenenti alla propria razza.
L'autrice tiene però a precisare che i suoi risultati non significano che i bambini sono razzisti: “il razzismo connota ostilità” ha detto “e non è quello che abbiamo studiato”. Il razzismo comporta la discriminazione di un gruppo rispetto a un altro di razza diversa.
Siamo noi genitori che dobbiamo educare i nostri bambini a non essere razzisti rendendoli aperti alle diversità. Il contrario di razzismo infatti è un'apertura senza pregiudizi verso la diversità.
A volte la convivenza non è semplice: culture diverse, abitudini diverse, religioni diverse non sono sempre facili da spiegare, ma ci si riesce. E arricchisce.
Dobbiamo far comprendere ai bambini che essere diversi gli uni dagli altri ci apre la mente e ci permette di sviluppare empatia nei confronti di chi vive e pensa in modo diverso dal nostro. Questo non significa rinunciare ai propri valori e principi, dobbiamo aiutare i bambini a rispettare quelli degli altri difendendo rispettosamente quello che riteniamo fondamentale.
Educare alla differenza non è solo un atto civile di accoglienza verso chi arriva nel nostro paese ma è soprattutto un gesto di educazione alla convivenza civile con chiunque sia diverso da noi.•
a cura dott. Angela Maiorano
psicologo - psicoterapeuta
Prima di tutto
vennero a prendere gli zingari,
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei,
e stetti zitto, perché mi
stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato,
perché erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente, perché
non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c'era rimasto nessuno
a protestare.
Bertolt Brecht