Che valore ha la velocità?

Forse capitano anche a te quei momenti?

Forse capitano anche a te quei momenti in cui ti senti talmente inquieta che afferri il telefono 1267 volte al minuto nella speranza di trovarci qualcosa, una novità, la chiave segreta della felicità.

Credo di aver individuato lo schema: tante cose da fare... pressione nel dover fare tutto e bene. Più aumenta il ritmo e più aumenta il desiderio di accelerare… con scontro fatidico tra tempi e ritmi della realtà, e tempi e ritmi delle aspettative. Si fatica a stare nella scomodità di queste emozioni - perché bisognerebbe potersi fermare per capirle, sentirle, accettarle. Telefono in mano… scroll, scroll, click.

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Vorremmo che i nostri figli imparassero ad aspettare, a rallentare. Ma vorremmo anche che facessero più in fretta quando serve.

Vorremmo, in altre parole, che si adattassero ai nostri tempi.

Il senso del tempo lento

Nel mondo di oggi ha ancora senso insegnare ai nostri bambini il valore dei tempi lenti? Non sarebbe più utile insegnare loro ad andare ancora più veloce, a diventare sempre più efficienti e competitivi?

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Niente di meglio che il periodo delle Feste per porci delle domande un po’ scomode. Inizierei da questa:

Che valore ha la velocità?

Ok la società, le nuove tecnologie, l’efficienza e l’essere competitivi. Ok cercare di fare meglio, per evolvere , risolvere più in fretta i problemi.

Ma io credo che a guardare bene, i ritmi veloci permettono soprattutto due cose:

  1. evitare di sentire le emozioni scomode. Frustrazione, rabbia, preoccupazione, noia, che abbiamo l’abitudine di nascondere facendo, facendo, facendo.
  2. farci sentire “bravi”. Più cose fai, più obiettivi raggiungi, più arrivi stanco a sera, meglio impieghi il tuo tempo, e più ti sembra di valere come persona.

In natura nulla si affretta, eppure tutto si compie.

Perché la natura non ha bisogno di dimostrare niente.

Io credo che questo bisogno di fare veloce, la difficoltà a rallentare nascano dal fatto che anziché riconoscere in ognuno di noi un valore intrinseco come esseri viventi - cioè valgo semplicemente perché sono, perché esisto, indipendentemente da quello che faccio - leghiamo il nostro valore di persone a fattori esterni. E quindi abbiamo bisogno di fare per dimostrare il nostro valore.

Lo schema che si ripete

Pensa a questo schema ripetuto: se fai il bravo o la brava, la mamma è contenta; se fai i capricci, la mamma si arrabbia.

Rapidamente, impari che l’amore è condizionato a quello che fai, e che le tue emozioni esplosive di bambino disturbano e sono sbagliate; che le tue sensazioni sono sbagliate (“non è possibile che tu non abbia fame! Ma certo che hai freddo, copriti!”). Risultato? Guardi all’esterno per trovare soddisfazione a quei bisogni umani di amore, riconoscimento, sicurezza, soddisfazione.

E così facendo, l’insoddisfazione e l’insicurezza sono dietro l’angolo: c’è sempre un obiettivo migliore da raggiungere, c’è sempre qualcosa che non facciamo abbastanza bene, sempre qualcuno che non sarà contento delle nostre scelte.

Siamo talmente convinti che il nostro valore come persone dipenda dai risultati che raggiungiamo, che per accettare di rallentare e fare meno abbiamo bisogno di dargli uno scopo e un valore.

Rallenta, così potrai essere più presente coi tuoi bambini. Così potrai dare loro il buon esempio e insegnargli a pazientare un po’ di più.

Certo che ci sono vantaggi educativi nella lentezza e nell’attesa. 

Ma se il vero valore stesse nel goderci, semplicemente, il ritmo lento? Imparare a stare con le nostre sensazioni e i nostri pensieri?

Chiaro, la lentezza di per sé non basta a raggiungere benessere e felicità. Ma come i respiri profondi, è già un buon inizio.

Se ti è piaciuto questo articolo puoi leggere anche Perdere tempo è guadagnare tempo: riscopriamo il valore della lentezza... - Bambini e Genitori e So... stare con te, nel nostro tempo! - Bambini e Genitori

CLIO FRANCONI
consulente genitoriale, facilitatrice certificata in Disciplina Positiva

CONTATTI web: parent-smileandgrow.com

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