Comunicare nel gruppo attraverso internet: opportunità e rischi “connessi” per i nostri figli

I nostri figli, nativi digitali, hanno senz’altro molte opportunità in più rispetto a quelle che esistevano prima dell’avvento di internet e anche noi adulti sperimentiamo quanto sia utile questa nuova tecnologia e il fatto di essere “connessi”.

Tuttavia non siamo altrettanto consapevoli dei rischi che questo comporta per loro. Almeno non sempre. Negli ultimi anni gli ambienti virtuali sono diventati sempre più importanti per la vita sociale dei ragazzi, a partire da quella fascia di età che comincia nel momento in cui un bambino ha in mano un cellulare proprio o un tablet connesso a internet di cui può usufruire liberamente (anche se vi è installato un parental control).

I media permettono di comunicare, informarsi e quindi creare e mantenere relazioni. Online si costituiscono vere e proprie “comunità virtuali” fondate su affinità di conoscenze e interessi, a cominciare dai giochi virtuali scaricabili nei propri strumenti elettronici. Tali comunità soddisfano bisogni tipici dell’adolescente, permettendo di vivere relazioni importanti ed emozioni forti sentendosi protetti: online si possono sperimentare identità diverse modificando età, sesso, ruolo e proponendo personalità anche non reali. Ciò però potrebbe far emergere una possibile confusione nella distinzione tra ciò che è reale e ciò che è virtuale, e il fenomeno del cyberbullismo, rischio online tra quelli più significativi.

Riflettere su tali aspetti risulta fondamentale per aiutare i ragazzi a distinguere uno scherzo, un episodio isolato o comportamenti di bullismo e cyberbullismo, che necessitano di un intervento immediato. Infatti, spesso si osserva una grande confusione su tali fenomeni, non tutti gli episodi di aggressività tra pari rientrano nel “bullismo”.

Facciamo un po di chiarezza allora: il bullismo è un fenomeno di gruppo in cui si agiscono comportamenti offensivi e/o aggressivi ai danni di una o più persone con lo scopo di esercitare un potere. E’ bullismo quando c’è intenzionalità, ripetizione nel tempo e squilibrio di potere.

Approfondire con i ragazzi i diversi ruoli agiti nel gruppo esplicitando le norme interne che alimentano e mantengono tali comportamenti, diventa un elemento fondamentale nella prevenzione di bullismo e cyberbullismo. L’obiettivo comune da perseguire dovrebbe essere aiutare gli adolescenti coinvolti a riconoscere la sofferenza della vittima e supportarli nell’impiegare strategie per sostenerla nel gruppo, o per fronteggiare eventuali episodi di vittimizzazione.

Nel cyberbullismo invece il coinvolgimento di un pubblico mondiale e la possibilità di rimanere anonimi online costituiscono aspetti che portano differenze significative, per cui anche un solo episodio rivolto ad un pubblico ampio può essere considerato cyberbullismo. Inoltre, dietro ad un computer, ci si sente più forti nell’agire una prepotenza in quanto non è necessario sostenere il confronto con l’altro, o ci si può nascondere dietro l’anonimato.

In entrambi i casi è necessario riconoscere la responsabilità della dinamica di gruppo superando la visione “bullo-vittima”, poiché i componenti sono tutti coinvolti e responsabili di quanto accade.

Nel gruppo si possono riconoscere tre modi di agire a cui corrispondono ruoli diversi: aiutare la vittima (difensore), stare a guardare senza intervenire (spettatore), aiutare il bullo (aiutante e sostenitore).

Gli adulti sono parte integrante di tale dinamica e, nel loro ruolo educativo, accanto ad una corretta informazione, è importante che colgano alcuni segnali d’allarme (improvviso rifiuto di andare a scuola, cambiamenti nel sonno e nell’alimentazione, sbalzi d’umore, chiusura e isolamento, abbassamento del rendimento scolastico). Ogni cambiamento significativo dovrebbe essere condiviso fra gli adulti coinvolti (insegnanti, allenatori, genitori) per valutare l’opportunità di un intervento sul gruppo che sciolga l’eventuale dinamica in atto.

a cura dott.ssa Luana Fusaro
psicologa psicoterapeuta