E se i grandi si mettessero a giocare?

I bambini non camminano mai: saltellano, zompettano, fanno piroette o corrono e trasformano il marciapiede nella galassia di Star Wars ed un filone di pane nella spada di Luke Skywalker!

Gioco e linguaggio si somigliano molto e si potenziano l’un l’altro. Entrambi hanno a che fare con la realtà ma contemporaneamente se ne distanziano creando uno spazio intermedio tra il reale ed il sogno, che diviene il regno della fantasia e della narrazione. In questo spazio creativo trova posto l’apprendimento naturale e piacevole. Gioco e linguaggio sono “in divenire” e si modificano continuamente.

Il gioco è il miglior modo per il bambino per imparare, mentre a noi è utile per l’osservazione e se necessario può essere un efficace riabilitativo. Il gioco si modifica nel tempo: un bambino piccolo fa un gioco diverso da uno più grande!

Al piccino all’inizio piace ripetere le azioni che modificano la realtà, come buttare giù dal seggiolone un oggetto e sentirne il rumore quando cade, sperimentando alcune leggi della fisica, o mettere dentro un contenitore delle cose e poi tirarle fuori, così il bambino impara delle leggi della psicologia. Crescendo il gioco si articola, con regole socializzate, ed il divertimento diventa anche condivisione, permettendo l’amplificazione della creatività. Il gioco però, per essere tale, deve avere alcune caratteristiche: essere piacevole, avere un inizio ed una fine, potersi modificare ed essere condiviso con qualcuno. Anche l’adulto continua a giocare, lo fa in modo diverso, per tempi minori, ma con le stesse caratteristiche del bambino. Lo fa quando ascolta musica, legge, o si dedica ad attività piacevoli. Anche nell’adulto la curiosità della mente viene nutrita dal gioco, ed è questa area creativa che ha permesso le più grandi scoperte dell’umanità.

Potremmo dire che tutti i giochi sono linguistici, nel senso che il pensiero viene veicolato attraverso le parole, poi ci sono dei giochi che utilizzano le componenti linguistiche in modo ludico come le filastrocche, le canzoni, inventare le parole o fare indovinelli che spesso sono associati a delle sequenze motorie. Anche capire che le parole, sono dotate oltre che di significati anche di una struttura che può essere segmentata, permette al bambino di accedere al mondo della parola scritta ed anche questo passaggio deve essere creativo e giocoso.

Lasciamo allora che i bambini si divertano ad imparare, che è uno dei passatempi che a loro piace tanto e noi riprendiamo a giocare e facciamolo con loro, perché l’unico rischio che corriamo è quello di tornare a divertirci!

a cura dott.ssa Gabriella Saladini
logopedista