Come restare genitori anche dopo la separazione? Le sfide – e le risorse – quando c’è una sindrome genetica

Separarsi senza smettere di essere genitori si può. Ecco come tutelare i figli e mantenere stabilità anche nelle famiglie con sindromi genetiche.

Separarsi non è quasi mai una scelta facile: per un componente della coppia e spesso per entrambi, è una decisione sofferta ma necessaria, che arriva dopo un periodo difficile, fatto di incomprensioni, fatiche emotive, tentativi di ricucire. A volte rappresenta l’unica via possibile per ritrovare serenità, per sé e per i figli.

Questo contenuto? È Certificato!

Se sto scrivendo qui, sul blog e sulla rivista etica per Genitori, è perché l’Ente italiano “Bambini & Genitori”, la prima Community NOprofit nel panorama educativo nazionale, ha certificato l’etica di quello che stai leggendo.

Grazie al suo Comitato Scientifico, che vede nomi autorevoli come Paolo Crepet, Maria Rita Parsi, Alberto Pellai e Daniele Novara veri luminari sull’educazione genitoriale; ha ritenuto che questi contenuti seguano le linee-guida educative del terzo millennio, siano pedagogicamente corretti e propedeutici allo sviluppo degli adulti di domani, quindi buon proseguimento!

Genitori separati e figli con fragilità: un doppio impegno

Anche quando la decisione è presa insieme, nel modo più consapevole, le conseguenze restano profonde. I bambini, con la loro sensibilità, avvertono gli strappi, gli sbalzi d’umore, i silenzi.

E se in quella famiglia è presente un problema di salute o una condizione genetica come la sindrome di Klinefelter, tutto può diventare ancora più complesso.

Capita, per esempio, che i genitori abbiano visioni diverse sull’educazione, sui percorsi terapeutici o sul modo di affrontare una diagnosi. In alcuni casi il dialogo si spezza, si arriva a vere e proprie “guerre” nelle aule dei tribunali e a risentire di queste tensioni sono proprio i figli che invece avrebbero bisogno di stabilità e certezze.

La nostra associazione, Nascere Klinefelter-APS, incontra spesso genitori che si trovano a vivere questa doppia fatica: la separazione e la gestione di una sindrome genetica.

È un equilibrio difficile, fatto di decisioni delicate, senso di colpa, paura di sbagliare.

Ma è anche un terreno dove si può costruire molto, se si riesce a ricordare che il ruolo di genitore non finisce mai.

Quando la biologia non basta: la genitorialità è presenza

C’è una storia che ci ha colpiti particolarmente. Una coppia aveva scelto di ricorrere alla fecondazione eterologa per avere un figlio, poiché l’uomo era affetto da sindrome di Klinefelter (la causa più comune dell’infertilità maschile). Dopo la separazione, lui ha deciso di non vedere più il bambino, sostenendo di non sentirlo come suo figlio biologico.

Scelta che ha lasciato nel piccolo un dolore profondo, un senso di abbandono difficile da spiegare.

È una ferita che ci fa riflettere su un punto fondamentale: la genitorialità non si misura nei geni trasmessi ma nella presenza.

Fortunatamente, esistono anche storie che ci ricordano quanto l’amore possa andare oltre i legami biologici. Una coppia di fatto, lui con la sindrome di Klinefelter e lei già mamma di una bambina di cinque anni, dopo quattro anni insieme decidono di separarsi.

La bambina è molto affezionata all’uomo e, per il suo bene, entrambi hanno scelto di mantenere viva la relazione affettiva. Oggi la relazione tra i due continua con serenità: lui è rimasto una figura di riferimento stabile, segno che la genitorialità può andare oltre la biologia e oltre la coppia.

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Come sostenere i figli durante la separazione

Separarsi non deve voler dire interrompere il progetto di cura, di fiducia e di amore che si è iniziato insieme. Anzi, proprio nei momenti di rottura serve più che mai collaborare, comunicare, rispettarsi, anche se il dolore personale fa rumore. I figli, in particolar modo quelli con la sindrome di Klinefelter, o che crescono accanto a chi la vive, hanno bisogno di:

  • continuità,
  • sostegno emotivo,
  • riferimenti stabili.

E questo può accadere solo se mamma e papà riescono, nonostante tutto, a parlarsi e a guardare nella stessa direzione.

Ti consigliamo di leggere: Sei modi per genitori di aiutare i figli a coltivare la stima di sé anche quando affrontano sfide extra

La famiglia cambia forma, ma non valore

Essere genitori significa esserci, sempre: quando la relazione di coppia finisce e l’altro genitore non è più un compagno di vita, occorre continuare a scegliere il bene dei propri figli ogni giorno, con sincerità e rispetto, per essere di supporto e favorire una crescita sana e felice.

Non servono grandi strategie, ma piccoli gesti di presenza: una chiamata, un incontro, una parola che rassicura. Perché l’amore tra adulti può finire, ma la responsabilità come genitori resta per sempre. E nei casi in cui ci sono variazioni genetiche o percorsi di fecondazione assistita, è ancora più importante ricordarlo: tutti i figli, comunque siano venuti al mondo, meritano di sentirsi amati.

MONICA PELINGA
Associazione "Nascere Klinefelter APS"

CONTATTI web: nascereklinefelter.it

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