La scelta di adottare o acquistare un cavallo è una decisione ben diversa
da quella di prendere un cane, un gatto o un cricetino... In genere si basa su una forte passione per l’equitazione, sport che implica la collaborazione con un altro essere vivente. Il cavallo vive in media una trentina d’anni, il doppio o più della vita media di cane e gatto... per questo motivo adottarlo rappresenta una decisione impegnativa.
E’ buona norma far visitare ad un veterinario il cavallo che si è interessati a comprare o adottare, in modo che valuti il suo stato di salute. Ci sono molte associazioni che recuperano cavalli destinati al macello o ceduti da persone che non possono più prendersene cura. Molti sono di razza e in piena salute... perchè non adottare uno di loro?
Spesso il cavallo vive in una scuderia, che, dietro il pagamento di una pensione, provvede a tenere pulito dove è alloggiato e a dargli da mangiare.
Volere bene ad un animale significa rispettarlo nella sua natura: l’equino è fatto per il movimento e ogni nostro sforzo di limitarlo avrà delle ripercussioni sulla sua salute. Se non possiamo tenerlo in uno spazio aperto o paddock dotato di una capanna per ripararsi, le sue ore chiuse in un box andrebbero limitate il più possibile.
E’ un erbivoro e in natura pascolerebbe per 2/3 del suo tempo, per questo sarebbe da preferire un’alimentazione a base di fieno ab libitum anziché due pasti concentrati; in questo modo preserveremmo la sua fisiologia digestiva, piedi e denti sani, nonché salvaguarderemo la sua salute mentale. La noia derivante dalle ore non impiegate a pascolare può portare a veri disturbi ossessivo-compulsivi che poi difficilmente si riescono ad eradicare. E’ importante anche portarlo a brucare l’erba una mezz'oretta al giorno per garantirgli un buon apporto di omega 3.
Essendo un animale fatto per il movimento, ricordo che è una preda e la sua sopravvivenza deriva dalla sua capacità di spostarsi velocemente per sfuggire ai predatori e di coprire lunghe distanze per procacciarsi cibo e acqua, quindi i suoi piedi richiedono una cura costante. Sia che sia ferrato o meno, difficilmente si riescono ad eradicare. E’ importante anche portarlo a brucare l’erba una mezzoretta al giorno per garantirgli un buon apporto di omega 3.
Essendo un animale fatto per il movimento, ricordo che è una preda e la sua sopravvivenza deriva dalla sua capacità di spostarsi velocemente per sfuggire ai predatori e di coprire lunghe distanze per procacciarsi cibo e acqua, quindi i suoi piedi richiedono una cura costante. Sia che sia ferrato o meno, l’unghia dei suoi zoccoli in continua crescita dovrebbe essere pareggiata da un esperto podologo o maniscalco ogni 40 giorni circa a seconda delle diverse condizioni.
E’ necessaria la vaccinazione annuale contro tetano e influenza e l’esecuzione ogni due anni di un test per verificare l’indennità da una malattia chiamata anemia infettiva equina. E’ consigliabile eseguire uno o due esami delle feci all’anno per verificare la necessità di trattare il cavallo per parassiti gastrointestinali. Inoltre anche i denti vanno controllati ed asportate le punte o cuspidi che si formano col tempo e un consumo non ottimale delle tavole dentarie. Il veterinario ispezionerà annualmente i denti del cavallo e stabilirà quando pareggiarli.
Fanno parte dell’equipaggiamento sella e finimenti ed è importante comprendere come questi interagiscono col fisico dell’equino. Al di là delle discussioni sulla necessità di abbandonare imboccature a favore di capezzine o collari che non prevedono la comunicazione delle redini con ponti metallici posti in bocca al cavallo, è necessario fare molta attenzione al tipo e alla qualità di morsi e filetti. Occorre conoscerne caratteristiche e azioni sulla bocca del cavallo in modo da non procurargli dolori o lesioni, ricordandosi che sicuramente esistono imboccature più severe di altre, ma quello che le rende non solo severe ma anche pericolose è il modo in cui vengono utilizzate e soprattutto la mano del cavaliere.
Anche l’idoneità della sella andrebbe verificata sul singolo cavallo in modo che non arrechi danni alla schiena e non limiti i suoi movimenti. Il cavaliere dovrebbe essere seguito da un istruttore competente che lo metta nelle condizioni di cavalcare in sicurezza e non danneggiare la salute del cavallo, l’apprendimento da autodidatta non porta mai a buoni risultati…
L’istruttore ci insegnerà a guidare il cavallo con meno aiuti possibili perché saremo ogni giorno più in sintonia con i suoi movimenti finché ci basterà semplicemente spostare il peso per indicargli la direzione e il movimento da compiere.
Consideriamo quindi il cavallo non solo in funzione dell’equitazione ma come compagno di vita all’aria aperta, è un animale da branco e un giorno vicino o lontano noi saremo così fortunati da entrare a far parte del suo, conquistandone la fiducia e comunicando nel modo più vero. Sembra difficile lasciare alle spalle l’arroganza di voler imporre il nostro stile di vita ad un animale che è tanto affascinante quanto ancora selvaggio, ma rispettare i suoi bisogni è il primo passo verso l’espressione di un amore autentico.
E sicuramente lui saprà ricambiarlo e vedremo in quegli occhi grandi e sinceri la voglia di stare al nostro fianco.
a cura dott.ssa Ilaria Arena
veterinario chiropratico