Tutto è iniziato con un messaggio nella chat dei genitori. Mio figlio aveva appena cominciato la prima media quando un’insegnante suggerì agli studenti di utilizzare ChatGPT per una ricerca scolastica. Apriti cielo! La chat si trasformò in un acceso dibattito. «Mio figlio non userà mai l’intelligenza artificiale!», «Chi usa l’AI significa che non ha un’intelligenza propria!».
Reazioni comprensibili, perché ogni grande cambiamento porta con sé dubbi e paure. Ma mi colpì soprattutto una cosa: stavamo giudicando uno strumento che, nella maggior parte dei casi, non conoscevamo davvero.
Lavoro nel mondo della tecnologia dal 1999 e ho vissuto molte trasformazioni, dall’arrivo di Internet fino all’esplosione dell’intelligenza artificiale generativa. Una cosa l’ho imparata: è sempre meglio governare un cambiamento piuttosto che subirlo.
Così, insieme a mia moglie, rappresentante di classe, abbiamo organizzato un incontro di educazione digitale dedicato ai genitori e docenti. Non per convincerli che l’intelligenza artificiale fosse meravigliosa, ma per aiutarli a comprenderla.
Vietare non significa proteggere
Quando avevo 14 anni desideravo un motorino. Mia madre, preoccupata, decise di non comprarmelo. Il risultato? Salivo sui motorini degli amici.
Con la tecnologia rischiamo di ripetere lo stesso errore. Possiamo vietare ai nostri figli di utilizzare l’intelligenza artificiale, ma questo non significa che non lo faranno. Significa, piuttosto, rischiare di perdere la possibilità di accompagnarli.
Naturalmente servono regole, attenzione all’età, tutela della privacy e consapevolezza dei rischi. Ma proteggere non significa soltanto proibire: significa soprattutto educare.
L’intelligenza artificiale può aiutare ad apprendere?
Immaginiamo un ragazzo che deve scrivere un tema. Può chiedere all’AI: «Scrivilo al posto mio». Oppure: «Ho scritto questo testo. Mi aiuti a capire dove posso migliorarlo e perché?».
La differenza è enorme.
Nel primo caso delega il pensiero. Nel secondo lo allena.
Lo stesso vale per lo studio di una lingua straniera: l’intelligenza artificiale può diventare un interlocutore paziente con cui esercitarsi, senza l’imbarazzo di sbagliare davanti ai compagni.
Oppure, prima di una verifica di storia, può aiutare a creare domande e quiz a partire dagli appunti o dal libro, trasformando il ripasso in un esercizio interattivo.
Sono soltanto alcuni esempi di come uno strumento, se utilizzato correttamente, possa sostenere l’apprendimento anziché sostituirlo.
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Dal saper fare al saper domandare
Eccoci al cambiamento più importante.
Per generazioni abbiamo associato la competenza soprattutto al saper fare. Oggi, con l’intelligenza artificiale, diventa sempre più importante anche saper fare le domande giuste.
Ma attenzione: questo non significa che serviranno meno conoscenze. Esattamente il contrario.
Per formulare una buona domanda dobbiamo conoscere l’argomento. E soprattutto, per valutare la risposta, dobbiamo avere gli strumenti per riconoscere errori, imprecisioni e informazioni inventate.
L’intelligenza artificiale può rispondere con grande sicurezza anche quando sbaglia.
Ecco perché il pensiero critico diventa una competenza fondamentale. I nostri figli dovranno imparare non soltanto a ottenere risposte, ma a metterle in discussione.
Il futuro non richiederà meno competenze, ma competenze più profonde.
Per essere guide dobbiamo continuare a imparare
Noi genitori siamo probabilmente la generazione che vivrà più intensamente questo cambiamento. I nostri figli cresceranno in un mondo in cui dialogare con un’intelligenza artificiale sarà normale quanto per noi cercare qualcosa su Internet.
Non dobbiamo necessariamente diventare esperti di tecnologia. Dobbiamo però essere abbastanza curiosi da comprenderne opportunità e limiti, abbastanza presenti da stabilire regole e abbastanza aperti da imparare insieme ai nostri figli.
Perché educare non significa avere sempre tutte le risposte. A volte significa imparare a porsi, insieme, le domande giuste.
Il futuro può essere un posto bellissimo. Ma per aiutare i nostri figli ad abitarlo, dobbiamo scegliere di conoscerlo, non di temerlo.

GIANLUCA CAPONE
esperto di nuove tecnologie e AI
CONTATTI web: livellodigitale.it
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