La parola mediazione richiama subito l’immagine di due parti in contrasto e di qualcuno chiamato a riportare equilibrio. È un compito che richiede pazienza, ascolto profondo e una buona dose di sensibilità. E, diciamolo, non è certo una passeggiata.
Perché parlare di mediazione quando si parla di famiglia?
Basta pensare alla mediazione familiare: un professionista che prova a trovare un accordo tra due persone ferite, arrabbiate o deluse. Per arrivare a un punto d’incontro serve che almeno uno, se non entrambi, metta da parte qualcosa di importante: il dolore, la rabbia, il bisogno di rivalsa. Emozioni intense che, se non trovano spazio e ascolto, rischiano di far saltare ogni tentativo di accordo.
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E i neogenitori? Non stanno forse mediando fin dal primo giorno?
Spesso li immaginiamo solo nelle vesti di arbitri di giochi e litigi tra fratelli o coetanei. Ma la verità è che esercitano capacità di mediazione ancora prima e molto più in profondità.
C’è una parte, meno visibile ma decisiva, che riguarda le relazioni tra generazioni: tra loro, le famiglie di origine e il nuovo nucleo che sta nascendo.
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Che cosa accade al nucleo familiare quando arriva un bambino?
Con la nascita di un figlio, la coppia entra in un ciclo che da sempre scandisce la vita: il continuo movimento tra il nuovo e il vecchio, tra ciò che si eredita e ciò da cui ci si separa. È in questo equilibrio che si costruisce l’identità familiare.
La nuova coppia genitoriale si trova a dover ridefinire i propri confini – personali e di coppia – mentre media tra il bisogno di restare legati alle famiglie d’origine e quello di differenziarsi, creando uno spazio nuovo, solo loro. Un compito delicato, che porta con sé amore, lealtà, confusione e, a volte, anche qualche fatica.
Come filtrano i genitori ciò che arriva al bambino?
Inizia allora un processo silenzioso ma costante: una sorta di filtro che seleziona informazioni, relazioni, modi di fare, emozioni e comportamenti ritenuti adatti al proprio bambino.
È attraverso questo filtraggio quotidiano che prende forma un sistema di valori unico, fatto di tradizioni, abitudini, regole e sfumature che raccontano l’appartenenza familiare.
E cosa succede quando il figlio cresce?
Succede la cosa più naturale e affascinante: quel sistema di valori, costruito con tanta cura, verrà messo in discussione dal bambino stesso. Per tutta la vita.
Perché crescere significa proprio questo: cercare la propria strada, trovare un equilibrio tra ciò che si eredita e ciò da cui ci si distanzia, riconoscersi come parte di una storia ma anche come individui unici.

PATRIZIA VALENTI
psicoterapeuta sistemico-relazionale Direttrice "STF Studio Terapia Familiare"
CONTATTI web: studioterapiafamiliare.com
tel. 339.733.47.11
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