Nonni-figli-nipoti e “senso di colpa”: come trovare il giusto equilibrio educativo tra amore, educazione e nuove famiglie?

I nonni si sentono spesso inadeguati nel rapporto con figli e nipoti. Scopri come gestire il senso di colpa, migliorare la comunicazione familiare e costruire relazioni serene tra generazioni.

Una delle definizioni più belle che siano state create per i nonni è sicuramente quella dello psicoanalista Serge Lebovici: custodi della continuità affettiva familiare.

Dietro queste parole si cela il vero significato ma anche la complessità dell’essere nonni oggi: forte desiderio di sentirsi utili e trasmettere la propria esperienza e cura ai nipoti; forte contrasto con la realtà genitoriale. È in questa fragile danza che vivono silenziosamente il senso di colpa nel quale ci si ritrova a chiedersi: “Sto davvero facendo il bene di mio nipote?”

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Se sto scrivendo qui, sul blog e sulla rivista etica per Genitori, è perché l’Ente italiano “Bambini & Genitori”, la prima Community NOprofit nel panorama educativo nazionale, ha certificato l’etica di quello che stai leggendo.

Grazie al suo Comitato Scientifico, che vede nomi autorevoli come Paolo Crepet, Maria Rita Parsi, Alberto Pellai e Daniele Novara veri luminari sull’educazione genitoriale; ha ritenuto che questi contenuti seguano le linee-guida educative del terzo millennio, siano pedagogicamente corretti e propedeutici allo sviluppo degli adulti di domani, quindi buon proseguimento!

Perché molti nonni oggi si sentono inadeguati?

A distanza di decenni, il ruolo educativo dei nonni ha subito modifiche profonde nell’equilibrio familiare, a seguito delle trasformazioni sociali e culturali.

Così come ipotizza il modello ecologico che vede nella crescita del bambino l’interazione di più sistemi relazionali (famiglia, scuola, cultura, contesto sociale) anche i nonni fanno parte di questo ecosistema affettivo, contribuendo alla costruzione dell’identità emotiva dei piccoli.

Tuttavia, nelle famiglie contemporanee, i modelli educativi possono essere molto differenti tra generazioni: molti genitori di oggi si ispirano a prospettive basate sulla regolazione emotiva, sull’ascolto attivo e sull’educazione rispettosa; i nonni, invece, spesso provengono da modelli più normativi, pragmatici o centrati sull’obbedienza.

Questa differenza non vuole mettere in discussione la competenza educativa dei singoli ma vuole accendere dei riflettori riguardo alcune dinamiche che sono emerse recentemente: la famiglia contemporanea, infatti, vive una vera e propria crisi dell’autorità, poiché non vi è più unico modello educativo riconosciuto, ma una pluralità di approcci che convivono spesso faticosamente.

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Quando le differenze educative generano senso di colpa

Possiamo affermare che, dentro questa pluralità, molti nonni iniziano a sentirsi “fuori posto”.

Il conflitto tra il come si è e il come si dovrebbe essere emerge spesso nelle situazioni quotidiane.

Molti nonni raccontano di sentirsi costantemente sotto osservazione, arrivando a pensare che, seguendo le proprie modalità educative, questo possa generare critiche sociali o addirittura auto-limitazione sull’operato.

Dal punto di vista psicologico, questo vissuto può essere compreso attraverso il concetto di dissonanza relazionale: il bisogno di mantenere il legame affettivo entra in conflitto con il bisogno di esprimere la propria identità educativa.

Secondo una visione sistemico-relazionale, quando cambia il ruolo di un membro della famiglia, tutto il sistema deve riorganizzarsi. Ma questo cambiamento, questo stare in un flusso continuo di modelli, teorie, pratiche, porta molti nonni a vivere una sorta di ridefinizione identitaria: non sono più i genitori principali, ma non vogliono neppure diventare figure marginali.

I bambini non hanno bisogno di adulti identici

Uno degli aspetti più interessanti della psicologia dello sviluppo è che i bambini non crescono grazie alla perfezione educativa, ma grazie alla qualità delle relazioni.

Il confronto con adulti differenti favorisce nei bambini maggiore flessibilità emotiva e capacità di adattamento.

Esistono confini importanti:

  • sicurezza
  • rispetto reciproco
  • coerenza nelle decisioni fondamentali.

La diversità degli stili, dunque, accresce anche la sicurezza emotiva che si arricchisce così di differenti modi di connettersi e sintonizzarsi degli adulti, tutti orientati al benessere dei più piccoli.

Molti nipoti ricorderanno dei nonni non tanto la correttezza educativa assoluta, ma il modo in cui li facevano sentire: ascoltati, accolti, riconosciuti.

La paura dei nonni di “non fare abbastanza bene”

Per i nonni, tale convinzione, è fortemente permeata da una forma silenziosa di inadeguatezza, poiché sentono di non essere al passo coi tempi o che stanno sbagliando tutto.

Questa misperception è anche aggravata dalla sensazione di vivere in una modernità liquida, nella quale la famiglia è sempre più fragile ed incerta.

Se tuttavia spostiamo il focus sulla capacità di offrire presenza, memoria familiare, ascolto e soprattutto continuità affettiva, anche i nonni possono imparare a costruire, passo dopo passo, una dimensione educativa unica nel suo genere: non parallela ma interdipendente.

Accogliere il senso di colpa senza trasformarlo in distanza

Valorizzare il dubbio come spunto di riflessione aiuta a spostare il focus dalla performance alla connessione, grazie a domande come: “Sto agendo per amore o per paura del giudizio?” e “Sto cercando di avere ragione o di costruire relazione?”

In quei momenti è utile coltivare l’auto-compassione per la propria fragilità umana, riconoscendo che possono esistere differenze senza trasformarle automaticamente in rotture. Imparare dunque che la famiglia non è un luogo di giudizio ma uno spazio vivo, complesso e inevitabilmente imperfetto.

La comunicazione è la vera chiave dell’equilibrio familiare

È giusto ricordare infine che spesso il senso di colpa dei nonni nasce dalla paura di non sapere più come stare nella relazione con i figli adulti: paura di dire troppo e risultare invadenti oppure di tacere troppo e sentirsi esclusi.

Per molti nonni può essere utile imparare a comunicare in modo più assertivo, esprimendo il proprio punto di vista senza aggressività ma anche senza annullarsi.

Ad esempio, è utile dire: “Capisco il vostro modo di vedere questa situazione, io ho imparato cose diverse e a volte faccio fatica, ma vorrei trovare insieme un equilibrio” oppure “Non voglio sostituirmi a voi, ma capire come posso esservi utile senza sentirmi continuamente sbagliato.”

Tre strategie psicologiche utili per i nonni

La psicologia positiva ci offre ulteriori modalità tra le quali:

  1. Smettere di leggere ogni divergenza educativa come una prova di fallimento personale. Le relazioni familiari sane non sono quelle prive di differenze, ma quelle capaci di attraversarle mantenendo rispetto reciproco, imparando a riconoscere i limiti dell’uno e dell’altro ruolo. Coltiviamo dunque il non giudizio e l’accettazione come pratica quotidiano, affermando “Sono [un nonno, una nonna] in continua trasformazione”.
  2. Coltivare la flessibilità emotiva. Accettare che ogni generazione porti con sé valori, paure e sensibilità differenti, magari creando spazi di convivialità in cui ricordare momenti buffi in cui si è ridimensionato un problema educativo.
  3. Valorizzare ciò che i nonni possono offrire in modo unico. Memoria, continuità affettiva, tempo condiviso, ascolto e senso di appartenenza, sono elementi che meritano spazio nella quotidianità familiare. Dedicarsi a costruire nuovi ricordi condivisi permette di integrare il passato ed il futuro in una nuova dimensione presente.

È tempo, dunque, di aprire i confini e sperimentare spazi intergenerazionali nei quali ognuno può contribuire a proprio modo, senza prevaricare sull’altro, sempre con l’obiettivo ultimo che tutto ciò che di buono e di bello si può portare nella relazione è un’eredità emotiva impagabile per le nuove generazioni.

Un ultimo consiglio per il tuo educare

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ALESSANDRA PONTIS
psicologa positiva, autrice e facilitatrice certificata Mindfulness Educators®

CONTATTI web: diariodiunapiscologapositiva.it
Instagram: @diariodiunapsicologapositiva

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