Normalizzare l’ansia è possibile? 4 modi per gestirla assieme alle paure dei nostri bambini

Le statistiche parlano chiaro: i disturbi d’ansia sono tra i più diffusi, sia tra i giovani che tra gli adulti. E tra i bambini? Purtroppo anche loro hanno iniziato a soffrire di frequenti picchi emozionali ansiosi.

Quando l’essere umano era ancora un cacciatore, saper riconoscere sul volto dei suoi simili la paura, era una grandissima “fortuna”. Ogni volta che il pericolo era visibile a pochi, il poter riconoscere nelle espressioni altrui la necessità di scappare (o doversi difendere), era la ragione, grazie alla quale si riusciva a sopravvivere.

Anche se oggi siamo esseri evoluti, sappiamo entrambi che, se qualcuno provasse a limitare i nostri movimenti, scatenerebbe in noi un moto di ribellione. Con le emozioni è la stessa cosa: ogni volta che tentiamo di rinchiudere o soffocare un sentire, quello che accade è che, invece che limitare l’intensità o il disagio, l’amplifichiamo.

Questo contenuto? È Certificato!

Se sto scrivendo qui, sul blog e sulla rivista etica per Genitori, è perché l’Ente italiano “Bambini & Genitori”, la prima Community NOprofit nel panorama educativo nazionale, ha certificato l’etica di quello che stai leggendo.

Grazie al suo Comitato Scientifico, che vede nomi autorevoli come Paolo Crepet, Maria Rita Parsi, Alberto Pellai e Daniele Novara veri luminari sull’educazione genitoriale; ha ritenuto che questi contenuti seguano le linee-guida educative del terzo millennio, siano pedagogicamente corretti e propedeutici allo sviluppo degli adulti di domani, quindi buon proseguimento!

Cosa si nasconde sotto l’ansia? E perché in così tante persone ne soffrono?

L’ansia è una delle sfumature della paura e per tanto è una delle emozioni che proviamo nel momento in cui avvertiamo che possa esserci qualcosa o qualcuno di pericoloso per noi. Se la paura è un’emozione, fondamentalmente legata alla dimensione temporale del “presente”, l’ansia la ritroviamo nel futuro – prossimo o remoto – legata a tutte quelle situazioni che la vita ci pone davanti dove non possiamo esercitare alcun controllo.

In un’epoca sempre più legata al tema della prestazione e dunque del risultato, l’ansia è uno di quegli stati d’animo che ci fa confrontare con i temi complessi, quanto delicati, della perfezione, dell’errore, dell’inadeguatezza.

Cosa potrebbe succedere se non dovessi essere all’altezza? Che farò se mai dovessi trovarmi impreparato? Come riuscirò a cavarmela se commettessi uno sbaglio? Questi sono solo alcuni degli interrogativi che spesso le persone che soffrono d’ansia tendono a ripetersi.

Ovviamente, poiché gli adulti sono l’esempio vivente per i propri bambini, anche loro assorbono ed imparano alcuni comportamenti e determinate modalità.

Se vuoi saperne di più puoi leggere https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=130350

E se l’ansia non fosse il problema ma un messaggio da decifrare?

Sebbene si parli spesso dell’ansia come ad uno stato d’animo negativo, del quale è importante sbarazzarsi per poter vivere bene, in verità, è una delle tante emozioni che possiamo provare come individui e, come tale, è bene trattarla con rispetto e con riguardo.

Il nostro compito, come adulti di riferimento, non è quello di eliminare l’ansia in noi o nei nostri bambini, ma aiutarci a capirla, nominarla e attraversarla. E questo inizia dalla nostra capacità di guardare alle emozioni non come a problemi da risolvere, ma come a segnali da accogliere.

Spesso i bambini non sanno dire “sono in ansia”, ma il loro corpo lo comunica: mal di pancia improvvisi, difficoltà a dormire, o atteggiamenti di evitamento (“non voglio andare a scuola”). Loro ci mettono il corpo, noi dobbiamo metterci ascolto, pazienza e presenza.

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Come aiutare i bambini a superare l’ansia che provano?

  • Dando un nome alle emozioni: “Mi sembri un po’ agitato… può essere che hai paura per quello che succederà domani?”
  • Normalizzando l’ansia: dire “è normale sentirsi così quando qualcosa ci preoccupa” aiuta il bambino a non sentirsi sbagliato.
  • Offrendo strumenti di autoregolazione: respirazioni lente, disegni, oggetti calmanti, piccole routine rassicuranti.
  • Parlando di noi: non c’è niente di male nel dire “Anche a me capita di sentirmi agitata quando ho qualcosa di importante”. Questo crea alleanza e, soprattutto, offre un esempio concreto di come “anche noi adulti”, abbiamo le stesse difficoltà.

E infine, non dimentichiamo che l’ansia spesso cresce in un terreno di aspettative elevate e ritmi serrati. Più chiediamo ai bambini (e a noi stessi) di essere “sempre pronti, bravi e felici”, più li allontaniamo dalla possibilità di stare bene con sé stessi, anche nei momenti di fatica.

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GIULIA DI SIPIO 
psicologa, consulente genitoriale, counselor e coach, responsabile spazio ascolto "Genitori"

CONTATTI web: giuliadisipio.it
Instagram: @giulia.di.sipio

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