«Stringiamo alleanze con altre famiglie sin dalla nascita e costruiamo relazioni nutrienti, per esempio con lo sport, che possano allenare alla vita con il gioco e l’interiorizzazione delle regole».

Secondo il medico e psicoterapeuta dell'età evolutiva, Alberto Pellai un genitore nasce quando sceglie di diventarlo.
«La genitorialità non è un'esperienza da incastrare dentro un quadro di vita che ci sembra quasi perfetto ma a cui manca qualcosa; è un'occasione che la coppia realizza giorno dopo giorno e che, rimettendo tutto in gioco e in movimento, le fa scoprire la grandezza di trovare insieme un nuovo equilibrio. La scelta virtuosa è non isolarsi, costruendo una bolla chiusa dove tutto il resto è fuori; meglio scegliere di fare rete, gemellandosi con altre famiglie già dal percorso nascita e costruendo alleanze».
Qual è la prima grande scelta da compiere una volta che il bambino è nato?
«Credo sia confrontarsi serenamente sul come permettere alle famiglie allargate, quindi ai nonni, di interagire con la nostra vita. Se non accuratamente affrontato, questo può diventare un tema di confusione e conflitto soprattutto se una delle due famiglie d'origine risulta più presente. Altra decisione fondamentale da prendere in modo consapevole all'interno della coppia è quella dell'uso dei congedi parentali. Oggigiorno ci sono molte possibilità per rendere la gestione dei figli più flessibile e condivisa, coinvolgendo finalmente anche a livello formale i padri. Ogni coppia, in base alle proprie caratteristiche, costruirà il suo equilibrio ottimale. Allo stesso modo, insieme, si deciderà se e quando iscrivere il bambino all'asilo nido».
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Lei consiglia il nido, anche quando uno dei due genitori non lavora?
«La scelta del nido non deve essere subita. Il tempo dello 0-3 anni è un tempo in cui gli obiettivi di crescita non comportano necessariamente la socializzazione e penso che ogni nucleo debba trovare la propria visione. Sono però convinto che il nido debba essere sempre disponibile, come servizio pubblico e senza liste d'attesa: il nido è un diritto della famiglia a prescindere. Quanto alla scuola dell'infanzia, invece, sarei favorevole se diventasse scuola dell'obbligo perché propone ai bambini una serie di attività educative stimolanti che spesso sono assenti nella vita domestica dove è, invece, più facile cadere nella deriva ormai imperante della televisione e del virtuale».
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E lo sport? Come selezionare il più adatto?
«L'importante è che la dimensione sia quella di proporre un'attività di allenamento alla vita: gioco, socializzazione e acquisizione delle regole. Far partecipare un bambino ad un'attività sportiva significa anche entrare in una rete relazionale che è molto nutriente. È fondamentale, però, astenersi dal pensiero di volere un figlio campione a tutti i costi, spingendolo forzatamente a competizione e agonismo».
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C'è un'età giusta in cui un figlio può iniziare a prendere decisioni per sé?
«Di solito è cruciale il passaggio fra la scuola primaria e la secondaria di primo grado quando gli stessi genitori rimangono colpiti perché il bambino vuole, per esempio, abbandonare lo sport che stava praticando e chiede attivamente di farne un altro. Quello è il momento di fissare dei prerequisiti, l'impegno e la continuità, e valutare se il bambino è pronto e ha le competenze per affrontare le conseguenze delle sue richieste. Dopo averlo preparato e allenato, possiamo spostarci tranquillamente dal copione dell'obbedienza al copione dell'autonomia; un passaggio che, attraverso la quotidiana contrattazione, deve essere facilitato il più possibile».

ALESSANDRA TESTA
giornalista, direttrice responsabile Rivista Etica "Genitori"
CONTATTI e-mail: redazione@bambiniegenitori.it
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