Sta arrivando un fratellino!

A partire dalla notizia che “il fratellino è nella pancia”, il bambino può esibire una molteplicità di condotte diverse, che vanno dalla curiosità all’ambivalenza, dalla tenerezza ad una deliberata e non casuale indifferenza. 

La transizione verso l’ampliamento del nucleo familiare costituise un passaggio delicato, soprattutto se si tratta della perdita dello status di figlio unico.

Il bambino percepisce attenzioni particolari intorno al corpo materno che cambia visibilmente sotto i suoi occhi e coglie, in via del tutto preverbale e implicita, l’investimento emozionale dei genitori sul “bambino immaginato”.   

Le attenzioni e le cure rivolte al corpo materno - accresciuto riposo e accertamenti medici - sono già  uno spazio ed un tempo che il bambino può percepire come a lui sottratto.

Come nella mente dei genitori, mentre il bambino si scava il suo posto fisico nell’addome materno e nella mente dei genitori, anche in quella del primogenito il fratello arriva assai prima della nascita, spesso con rappresentazioni confuse ed investite in modo ambivalente.

Non è infrequente assistere a casi in cui la rivalità fraterna non è stata elaborata positivamente, talvolta anche per iniquità più o meno evidenti nelle condotte genitoriali. Ma non solo. Le personalità patologiche con forti vulnerabilità nell’asse narcisistico non sviluppano strumenti socio-affettivi e cognitivi atti a sublimare la rivalità fraterna, vivendola per ciò che essa può rappresentare: una palestra di sana frustrazione che prepara alla vita ed al confronto.

Le capacità che sono richieste per occupare un posto non esclusivo nel cuore di un genitore e porsi in modo affettivamente vitale dentro una fratria non sono poche o scontate: la rinuncia all’esclusività è dolorosa e può essere vissuta come rifiuto o abbandono: 

«I miei genitori non mi vogliono più e si sono presi un altro bambino perché io non gli piacevo».

Il fantasma dell’abbandono abita i bambini nella prima e seconda infanzia in modo pregnante.

Dividere l’attenzione, attendere il proprio turno o “momento”, tollerare la frustrazione della mancanza, realizzare di non poter disporre in modo esclusivo e totalizzante delle cure sono tutte capacità che sono presenti solo in nuce nel bambino piccolo.

Come aiutare, dunque,i nostri figli a elaborare la rivalità fraterna per arrivare a porsi in uno scambio affettivo e vitale col proprio fratello?

Coinvolgete il bambino nelle pratiche di accudimento, nel cambio pannolini, nel bagnetto, raccontandogli aneddoti circa i momenti in cui anche lui era “piccolo così”.

Conferitegli un ruolo di responsabilità, che lo possa far sentire importante e prescelto, ancora “speciale” per la sua mamma e per il papà, commentandone la bravura come “assistente”.

Alternate momenti dedicati esclusivamente a lui a momenti tesi a creare coesione, con entrambi i bambini e, se possibile, col papà.

La nascita di un fratello può determinare nel bambino un incremento di rabbia che può esprimere, in modo differito, in altri contesti, come la scuola.

Potrebbe accadere che morda un compagno non avendo l’abitudine di farlo o che spintoni i bambini al parco. O potrebbe assumere condotte regressive, come fare la pipì nel letto, esprimere capricciosità durante i pasti, avere un crollo nel rendimento scolastico: non patologizzate questi comportamenti e non allarmatevi, a meno che non si protraggano per mesi.

Oltre al vostro supporto, il bambino ha bisogno di un ingrediente essenziale per negoziare questo grande cambiamento: il tempo per fare appello alle sue risorse personali.

Una ricerca che non va ostacolata.

Se i comportamenti disfunzionali ed i segnali di stress permangono sarà consigliabile rivolgersi ad uno specialista per un supporto esterno, ben consci che la rivalità fraterna è un fenomeno naturale.•

di Sabrina Anastasi 
Psicologo clinico, psicodiagnosta

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