Voglio raccontarvi di me e di mia mamma perché è una bella storia a lieto fine, e mi auguro che altre persone
riflettendosi in essa possano trovare le loro risorse per portare a compimento i loro percorsi interrotti.
Non sono genitore ma mi sento da sempre mamma. Sono stata molto figlia.
La mia storia in relazione a mia mamma è stata difficile, e tuttavia fondamentale, per definirmi e finalmente ritrovarmi.
L’intoppo più importante è avvenuto quando, io avevo due o tre anni, mia mamma fu operata di tumore al seno: lei aveva 34 anni, e ha temuto di morire. Invece, poi, ha vissuto fino a 89 anni, anche se la vita l’ha messa davanti a sfide più e più volte. Prima che nascessi io, ha perso un bimbo appena nato.
Una mamma importante, ingombrante, una mamma lavoratrice, imprenditrice, col fiuto, estroversa, istintiva, volitiva, diretta, profondamente generosa e moralmente retta, ma anche molto giudicante, poco affettuosa e poco calorosa fisicamente.
Una figlia diventata riflessiva, sensibile, attenta ad ogni evento e movimento emotivo del contesto in cui si muove, che coglie e intuisce. Pretenziosa di ascolto, puntigliosa, e incavolata con la madre giudicante e direttiva. Ma anche una figlia che ama conoscere e portare alla luce, che vede il bello delle cose, che ricerca la soluzione evitando il conflitto, che ha bisogno di comprendere attraverso il corpo.
Non avrei potuto sentirmi libera e concedermi esperienze autonome se fossi rimasta vicino a lei. Il lavoro mi ha portato a 400 chilometri dalla mia famiglia, e questa distanza mi ha permesso di vivere periodi di vicinanza, di confronto e di serenità sempre rinnovati. E questi, mese dopo mese, anno dopo anno, hanno permesso di elaborare, accogliere, smussare gli spigoli e ottenere uno scambio profondo e rispettoso delle differenze.
Una forza inconscia continuava a spingermi verso il recupero del nostro amore. Ed effettivamente questo è arrivato nella sua vecchiaia e mia maturità, con scambi di affetto, di riconoscimento e apprezzamento che hanno portato a un senso di pace. Attraverso il bisogno di recuperare il “flusso dell’amore”, ho perseguito con caparbietà e raggiunto l’obbiettivo di una relazione di sincero amore e scambio con mia madre. Tutto questo è stato possibile anche grazie al lavoro personale di consapevolezza attraverso il Voice Dialogue che sto svolgendo da vent’anni e che è diventato la mia attività professionale.
In seguito, con la concomitanza della morte di mia mamma, la crisi di una collaborazione lavorativa e la perdita di una relazione affettiva, sono caduta in uno stato mentale di caos, uno stato fisico di spossatezza estrema. Avevo da recuperare e ristrutturare dentro di me delle vicende profonde.
Anche grazie alla terapia, ora mi sento intera, forte, quasi pronta per mettere a frutto quanto ho elaborato, comunque sempre in movimento e certamente desiderosa di continuare nel flusso dell’amore.
La complessità delle vicende della vita, le sfide personali, i fatti famigliari, il mistero dell’aldilà, le storie delle anime: cosa ha fatto la differenza in questa storia?
Il desiderio profondo, istintivo, che spinge una mamma a cercare una gravidanza dopo aver perso un bambino, andando oltre la paura della morte e della sofferenza emotiva già vissuta.
La caparbietà di una figlia che vuole recuperare il sentimento d’amore che in qualche modo ricorda in un angolo del suo cuore ma che non riconosce nella mamma ed è incapace di esprimere.
Alla prossima puntata il seguito!
di Silvia Pelle
Counselor Relazionale a indirizzo Voice Dialogue