Nel dibattito educativo contemporaneo, c’è un tema centrale: il delicato equilibrio tra la tutela di bambini e studenti e la promozione dell’autonomia.
Le scuole italiane spesso adottano un approccio troppo protettivo, impedendo di fatto la libera circolazione nei vari spazi scolastici senza la presenza di un adulto. Questo principio, pur mosso dall’intento di garantire sicurezza, rischia di entrare in conflitto con un presupposto pedagogico fondamentale: l’educazione all’autonomia.

Questo contenuto? È Certificato!
Se sto scrivendo qui, sul blog e sulla rivista etica per Genitori, è perché l’Ente italiano “Bambini & Genitori”, la prima Community NOprofit nel panorama educativo nazionale, ha certificato l’etica di quello che stai leggendo.
Grazie al suo Comitato Scientifico, che vede nomi autorevoli come Paolo Crepet, Maria Rita Parsi, Alberto Pellai e Daniele Novara veri luminari sull’educazione genitoriale; ha ritenuto che questi contenuti seguano le linee-guida educative del terzo millennio, siano pedagogicamente corretti e propedeutici allo sviluppo degli adulti di domani, quindi buon proseguimento!
Perché è così importante educare all’autonomia?
L’educazione all’autonomia è un principio cardine della crescita personale. La pedagogia del rischio, ampiamente studiata in ambito internazionale, sottolinea come il confronto con il rischio controllato sia essenziale per lo sviluppo delle capacità di autoregolazione e responsabilità individuale. Eliminare ogni rischio non significa garantire sicurezza, ma privare gli studenti della possibilità di imparare a gestire situazioni nuove e impreviste.
Negli istituti scolastici del Nord Europa, ad esempio, si adotta un approccio profondamente diverso: gli studenti vengono incoraggiati a muoversi autonomamente negli spazi scolastici, a gestire i propri tempi di studio e organizzare le proprie attività in ascolto dei propri bisogni fisici e sociali. L’idea di fondo è che solo sperimentando gradualmente la libertà, in un ambiente strutturato ma non oppressivo, si possa realmente educare alla responsabilità.
Sicurezza e crescita: come stanno insieme a scuola?
La scuola deve assumersi il compito di eliminare i pericoli, ma non può e non deve rimuovere il rischio in quanto tale. Un eccesso di tutela, seppur motivato dalle migliori intenzioni, può trasformarsi in un ostacolo allo sviluppo delle competenze di autoregolazione negli studenti. Il rischio fa parte della vita e la scuola, come ambiente educativo, ha il dovere di offrire occasioni controllate per affrontarlo. Un modello educativo che preveda spazi di autonomia progressiva, in cui i bambini e gli studenti possano muoversi e gestirsi con crescente indipendenza, potrebbe rappresentare una via di compromesso tra sicurezza e sviluppo delle competenze personali.
Ciò implicherebbe una riconsiderazione delle attuali pratiche scolastiche e una maggiore attenzione alla formazione del personale docente, affinché possa supportare nel percorso di crescita senza cadere in un atteggiamento di controllo eccessivo.
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Il rischio di una profezia che si auto-avvera
“Aiutami a fare da solo” è il principio cardine della pedagogia montessoriana, che riconosce nell’autonomia il motore dello sviluppo personale. Al contrario, se trattiamo i bambini come “non-capaci”, li spingeremo ad agire come tali. Se consideriamo gli studenti poco responsabili o disonesti, il nostro atteggiamento non stimolerà automaticamente comportamenti virtuosi. È il meccanismo della profezia che si auto-avvera: ciò che ci aspettiamo da una persona influenza il suo modo di comportarsi. Puoi approfondire leggendo: Come vediamo i nostri figli? Siamo capaci di “essere accoglienti”?
3 domande per riflettere
Questa riflessione è un invito rivolto a genitori, insegnanti e figure educative: il contesto in cui una persona cresce è determinante nel far emergere il suo meglio o il suo peggio. Se basiamo l’educazione sull’ansia che qualcosa di grave possa accadere, finiremo per costruire una società insicura, incapace di assumersi responsabilità, in cui si delega sempre ad altri il controllo sul proprio destino. L’educazione deve tornare a essere uno spazio di fiducia, in cui le nuove generazioni possano sperimentare, sbagliare e apprendere senza essere soffocate dalla paura del rischio. Ecco le tre domande per riflettere:
- Nella tua famiglia, il lavoro di cura della casa è equamente condiviso? Quali strategie si potrebbero adottare per promuovere una maggiore collaborazione?
- I componenti della tua famiglia gestiscono in autonomia i propri spazi e le proprie responsabilità? In che modo si potrebbe incentivare una maggiore indipendenza?
- Se dovessi valutare la tua autonomia personale in una scala da 1 a 10, quale punteggio ti daresti? Cosa potresti fare per modificarlo o mantenerlo nel tempo?

ROBERTO SEGHI ROSPIGLIOSI
pedagogista, giudice onorario minorile
CONTATTI tel. 340.675.45.69
Instagram: @spazioermes
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