Ci siete mai stati a Villa Ghigi? La mia prima volta fu alla scuola materna. Erano gli anni Ottanta e me la ricordo ancora. Sembrava di essere in un altro mondo... In alto, ma non troppo. Al fresco, ma non troppo. Al verde, verdissimo, ma non in senso economico.
Anche perché lassù, il denaro non serve affatto. Non saprei dire da che parte entrammo, so solo che ci arrivammo con un pulmino giallo.
Ora so che gli ingressi sono tre. Il primo: via San Mamolo bassa, all’altezza del giardino dedicato a Norma Mascellani, una pittrice allieva di Morandi, non Gianni, ma Giorgio.
Il secondo: via Martucci, una strada chiusa, sempre dalle parti di via San Mamolo, un po’ più in alto e in salita. Il terzo: via Gaibola, l’ingresso più alto del parco, che si trova imboccando via San Mamolo dai viali di circonvallazione e curvando a destra su via dell’Osservanza o da via di Casaglia, venendo da Saragozza. Lì ci arriva anche l’autobus numero 52, che si prende in piazza Cavour. Una volta scesi a Villa Aldini, bisogna prendere il sentiero CAI 904 che che in un quarto d’ora porta dritti al parco. E già così è un’avventura. Niente macchine e niente illuminazione.
Benvenuti a Villa Ghigi: completamente sostenibile, si direbbe oggi.
Dal 2001, all’interno di questo magnifico parco collinare, c’è anche la sede della omonima Fondazione, istituita per iniziativa del Comune, della Provincia (ora Città Metropolitana) e dell’Università di Bologna, e moderna espressione del Centro Villa Ghigi, creato nel 1980 intorno all’idea di utilizzare questa grande area pubblica per osservare la natura e il paesaggio cittadino. Oggi la Fondazione è un riferimento per tutta l’Emilia-Romagna per l’educazione ambientale e collabora con le istituzioni per la valorizzazione degli aspetti naturali e paesaggistico-ambientali del territorio e la divulgazione delle tematiche della sostenibilità tramite incontri, corsi e pubblicazioni.
Il pacchetto di progetti pensato per i bambini delle scuole e per le famiglie, poi, è fittissimo. C’è, per esempio, «Educare all’aria aperta», l’outdoor education pensata insieme alla Istituzione I.E.S. e che prevede percorsi formativi per il personale di nidi e scuole dell’infanzia e diverse esperienze in natura per bambini da 2 a 6 anni; «La scuola nel bosco» per promuovere un contatto diretto fra bambini e natura e che coinvolge sezioni di nido e scuola dell’infanzia o gruppi di bambini in estate; il metodo riabilitativo per superare fragilità e disagio con l’«Ortoterapia» e i tanti percorsi di formazione per educatori e insegnanti che poi coinvolgeranno i propri alunni nelle iniziative proposte dalla Fondazione.
Nel fine settimana o in estate, vi sono i laboratori del sabato mattina, una volta al mese, per bimbi dai 6 agli 11 anni o, sempre di sabato, piccoli assaggi di «scuola nel bosco» per i piccoli dai 2 ai 6 anni accompagnati dai genitori. E ancora l’estivo «Trekking in collina» per i ragazzini dai 12 ai 14 anni e i centri estivi per le diverse fasce di età.
Infine, appuntamenti fissi come la «Festa degli alberi» o iniziative periodiche come «Una notte nel parco» per i più coraggiosi con passeggiate, osservazioni notturne, giochi e racconti davanti al fuoco.
di Alessandra Testa
giornalista, direttrice responsabile Genitori