ANT, la formica operosa: 520 professionisti al servizio dei malati tutto l’anno, 24 ore su 24

Avere cura di sé e degli altri si impara da piccoli. Lo sanno bene alla Fondazione Ant, la più ampia realtà no profit in Italia per l’assistenza specialistica gratuita domiciliare

ai malati di tumore e i progetti di prevenzione oncologica, che ha già più di 40 anni.

Capire fin da bambini che prevenire è meglio che curare e che anche una grave malattia può essere vissuta conservando identità e ambiente familiare, avendo al fianco i propri cari sostenuti da professionisti, è il primo passo per garantire la cosiddetta eubiosia, la buona vita anche a chi deve affrontare un destino poco clemente. Grazie all’intervista doppia con la Fondazione Ant, è stato subito chiaro che eubiosia ha un senso più lato di quello attribuito dai dizionari. La buona vita non è solo preservare la dignità in ogni delicata fase della malattia e sino all’ultimo respiro, ma anche vivere sposando una filosofia di solidarietà e rispetto. Solo amando se stessi ci si può prendere carico delle difficoltà altrui e solo facendo la propria parte all’interno di una rete - Ant significa formica, operosa per definizione - si può combattere egoismo e indifferenza. Le due protagoniste di questa intervista doppia sono due donne dal fare gentile e accogliente: Silvia Varani, responsabile dell’Unità Operativa di formazione e psico-oncologia, e Rossana Messana, che si occupa di “Ant nelle scuole” e della formazione dei volontari socio-assistenziali.

È possibile insegnare ai bambini a essere solidali e a prendersi cura degli altri? [Silvia Varani] «La propensione alla solidarietà si impara in famiglia, imitando il comportamento dei genitori o vivendo sulla propria pelle situazioni in cui è indispensabile la collaborazione di tutti. Qualcosa è possibile fare anche fuori le quattro mura di casa: per questo è nata la nostra iniziativa “Ant nelle scuole”».

Solidarietà, salute e prevenzione sono le parole d’ordine di “Ant nelle scuole”. Come proponete questi principi ai bambini? [Rossana Messana] «“Ant nelle scuole” è un’attività di sensibilizzazione nelle scuole di ogni ordine e grado. Iniziamo alla primaria con i bambini di IV e proseguiamo fino alle superiori. Siamo convinti che portare gli allievi a toccare con mano la nostra attività sia fondamentale per aiutarli a comprendere meglio. I nostri professionisti con l’ausilio di slide, video o tramite la conduzione di giochi interattivi stimolano la riflessione e il riconoscimento delle emozioni indispensabili per sviluppare quel sentimento di solidarietà che si esprime poi con la capacità di aiutare gli altri; propongono i corretti stili di vita per stare bene adesso ed evitare di ammalarsi da grandi».

Uno dei vostri motti è “se prevengo vinco”. Come reagiscono i bambini? [Rossana Messana] «I nostri incontri durano circa due ore. I bambini sono reattivi, partecipano, ci sommergono di domande. E realizzano immediatamente che comportamenti protettivi per la salute come seguire un regime alimentare sano ed equilibrato o proteggere la pelle sono fondamentali, così come saper scegliere ed evitare i fattori di rischio. La prevenzione comincia dalla tavola è anche l’oggetto di incontri che organizziamo per insegnanti, genitori e giovani adulti».

La malattia e la morte sono argomenti che i genitori preferiscono affrontare il più tardi possibile. Qual è invece l’approccio di Ant? [Silvia Varani] «La malattia e la morte purtroppo fanno parte della vita. Il modo migliore per affrontarle è esserne consapevoli, rendersi conto che la vita va avanti e che anche il dolore può essere affrontato col sorriso e rinforzando i legami familiari con l’aiuto reciproco e la presa in carico delle difficoltà altrui.

È questo che proviamo a trasmettere: emergenze escluse, la casa può essere il luogo migliore per lenire le ferite di chi soffre. Uno dei nostri progetti si chiama “Cominciamo dalla fine” ed è rivolto alle classi III, IV e V delle scuole secondarie di secondo grado. L’obiettivo è favorire l’acquisizione delle competenze cognitive ed emotive necessarie per fronteggiare in maniera appropriata le situazioni di crisi»

a cura di Alessandra Testa
giornalista, direttrice responsabile Rivista