Antoniano: una scuola di solidarietà nel cuore pulsante di Bologna

Incontriamo Fra’ Giampaolo, direttore dell’Antoniano, che ci accoglie nella mensa dei poveri, oggi dedicata al fondatore Padre Ernesto.

Il refettorio di via Guinizelli è luminoso, con grandi tavoli a cui siedono anche il direttore, i dipendenti e tutti coloro che ogni giorno entrano in contatto con la struttura. Mentre parliamo è tutto un vociare di giovani, soprattutto uomini, che entrano alla ricerca di socialità e conforto.

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Direttore dal settembre 2016, Fra’ Giampaolo sorride, ha la tranquillità di chi sa che le parole possono cambiare il mondo. Inizia a raccontare, prima del suo arrivo da Verona, dove dirigeva l’Istituto teologico; poi di «questo bellissimo Antoniano che ho trovato».

Sono tanti i bimbi che passano dall’Antoniano, come insegnar loro a prendersi cura degli altri?

«I genitori e gli educatori hanno una grossa responsabilità perché i bambini hanno un’apertura innata, sono disposti a dare fiducia a tutti. Noi adulti dobbiamo dare loro attenzione e rispetto. Se saremo in grado di dare l’esempio usando i gesti e le parole giuste, forse saremo a metà dell’opera».

Cosa rappresenta l’Antoniano per la città?

«È un’istituzione. Grazie allo Zecchino d’Oro, che è il nostro marchio nel mondo, è conosciuto ovunque. La sua storia è, però, soprattutto una storia di solidarietà. Nel 1953, è nato come realtà a sostegno dei poveri. La grande intuizione di Padre Ernesto, scomparso nel 2013, fu capire che non si può dare solo il pane. Ai bisognosi è necessario offrire anche qualcos’altro, un’opportunità che renda la povertà una situazione provvisoria».

Come si entra sotto l’ala protettrice dell’Antoniano?

«Noi apriamo a chiunque bussi al portone. L’unica nostra richiesta è quella di passare per il centro d’ascolto. Accogliamo italiani, cittadini di origine straniera e famiglie appena arrivate in Italia. Tramite l’ascolto cerchiamo di instaurare una relazione di fiducia con le persone che si trovano in una situazione di disagio sociale, abitativo ed economico in modo da poterle sostenere, passo dopo passo, in un percorso di autonomia e ricollocazione sociale e lavorativa».

In quanti accedono alla vostra mensa?

«Alla nostra tavola si siedono in media 130 persone ogni giorno. Aperta solo a pranzo, la mensa distribuisce ogni anno oltre 50mila pasti. Oltre allo staff, sono 70 i volontari che si alternano per servire il cibo e mangiare insieme agli ospiti. Grazie al sostegno dell’Associazione “Food For Soul” di Massimo Bottura e di “Chef to chef Emilia-Romagna Cuochi”, ogni lunedì sera accogliamo a cena anche nuclei familiari in difficoltà.

È un momento molto vivace, in cui i bambini corrono da tutte le parti e fanno amicizia. Le famiglie entrano in contatto e iniziano ad aiutarsi vicendevolmente. Per sostenere oltre alla nostra mensa anche altre 15 mense francescane è nata “Operazione Pane”, iniziativa che è possibile sostenere con un sms solidale che lanciamo durante lo Zecchino d’Oro».

Qual è la difficoltà maggiore nell’aiutare chi è povero e solo?

«Aiutare chi è povero e solo a rendersi conto che, troppo spesso, le persone in difficoltà credono di non avere altro orizzonte che sperare in un posto letto o nell’elemosina altrui. Non sono più abituate a desiderare qualcosa di meglio, credono di non meritarselo. Ed è qui che noi interveniamo, cercando di donare una speranza e aiutandole a rientrare in relazione col mondo e con la propria capacità di essere autonomi».

L’Antoniano è anche teatro, cinema e musica. L’arte può favorire il riscatto?

«Certamente. Padre Ernesto era convinto che potesse fornire gratificazione e speranza. È stata sicuramente fondamentale la nascita di quella che fino a una decina di anni fa era l’Accademia Antoniana, dove si sono formati centinaia di artisti»

Cosa è rimasto oggi di quella fucina teatrale?

«Sono rimasti degli spin-off: corsi di dizione per adulti e laboratori per bambini di tutte le età: danza, classica e moderna, teatro, canto, insegnamento di uno strumento, inglese e cucina. A questi corsi partecipano, a costo zero, anche i bambini delle famiglie in difficoltà da noi assistite».

ALESSANDRA TESTA
giornalista, direttrice responsabile Rivista Etica "Genitori"

CONTATTI e-mail: redazione@bambiniegenitori.it


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