Sempre più spesso la creatività e l’immaginazione sono requisiti mentali per migliorare la gestione dello stress, per affrontare le emozioni difficili, per vivere più serenamente la propria vita…
Perché una mente creativa trova soluzioni fuori da schemi appresi. Proprio come la mente di chi pratica la “mindfulness”.
Ma cos'è la mindfulness? In italiano può essere tradotto con “consapevolezza” o “piena consapevolezza”. Con questo termine, quindi, intendiamo uno stato mentale di consapevolezza vigile del momento presente. È uno stato che ci invita a vivere il momento attuale, il qui ed ora, senza giudicarlo, senza rifiutare quello che proviamo. Si tratta, dunque, di dirigere l'attenzione volontariamente a ciò che succede nella propria mente o nel proprio corpo restando in ascolto di quello che c'è nel momento in cui accade.
Perché raggiungere e mantenere uno stato mindful?
La maggior parte dei processi mentali a cui ci affidiamo nella vita di tutti i giorni sono guidati dal pilota automatico cioè da meccanismi automatici e spesso del tutto inconsapevoli, basati su abitudini consolidate nel tempo. La tendenza a reagire agli stimoli esterni, soprattutto se stressanti o ansiogeni, con il pilota automatico può causare sensazioni di inadeguatezza, incapacità e impotenza. Spesso negli stati mentali non mindful si verifica un'identificazione con i processi psichici (“io sono la mia rabbia”) che fa ritenere che per stare bene sia necessario agire un controllo sui propri processi mentali, all'interno di un processo spesso connotato da giudizio e autovalutazione. Essere mindful significa acquisire la capacità di renderci pienamente conto della nostra tendenza alla risposta automatica, fornendoci così la possibilità di rispondere consapevolmente, con un numero crescente di opzioni, a uno stimolo insorto.
Ma come si fa a diventare mindful? Mediante la pratica quotidiana di specifiche tecniche di meditazione, ideate e sperimentate principalmente da Jon Kabat-Zinn. Gli studi dimostrano benefici sia sulle competenze cognitive (attenzione, memoria, concentrazione) sia sulla regolazione delle emozioni e disturbi ad essi collegati (come disturbi gastro-intestinali, asma, ansia, stress lavorativo e famigliare). La mindfulness sembra essere la risposta giusta per chi desidera raggiungere un più alto livello di benessere psicofisico.
La mindfulness è utile anche per i bambini?
Anche i bambini fanno fronte, quotidianamente, a diversi eventi stressanti di intensità diversa (ad esempio cattiva performance nello sport, avere problemi con un compito o con un compagno, trasloco). Le modalità con cui un bambino percepisce e risponde allo stress dipendono dal suo temperamento e dallo sviluppo emotivo e cognitivo che ha raggiunto. Alcuni bambini possono cominciare ad attivare il pilota automatico, così come lo abbiamo descritto poco fa. Anche i bambini, infatti, possono sviluppare l'attitudine a occupare la mente con pensieri riferiti al passato o al futuro anziché al presente. Possono per tanto diventare rimuginativi di fronte a eventi stressanti e perdere il contatto con le proprie emozioni.
Il training alla mindfulness può essere applicato anche per loro, con specifici protocolli per l'età evolutiva. L'esercizio della mindfulness può garantire migliori capacità di gestione delle semplici difficoltà del quotidiano, degli imprevisti e delle piccole frustrazioni, offrendo alle famiglie il beneficio di un clima rilassato, fondato sulla propensione all'ascolto generoso e alla risoluzione del bisogno. Allenare i bambini alla mindfulness significa dare loro una chance per strutturare la propria esistenza di adulti in maniera consapevole, gioiosa e propositiva.
Tiziana Broggini
psicologa
Francesca Casartelli
psicologa
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