come comunicano e socializzano con noi adulti i bambini?

Durante lo sviluppo del bambino siamo soliti portare l’attenzione principalmente al linguaggio verbale. Il linguaggio verbale è una modalità di comunicazione, ma ne rappresenta solo il 7%, mentre il restante 93% è di natura non verbale.

Il primo assioma della comunicazione indica, infatti, che non si può vivere senza comunicare. Diventa così importante valutare il grado e la competenza comunicativa del bambino durante il suo sviluppo ed a questo proposito, ricordiamo che il successo della comunicazione è più importante della singola parola pronunciata in quanto anche il linguaggio non verbale veicola messaggio.

Il dott. Marc E. Fey (1986) delinea quattro profili conversazionali:

- il conversatore attivo: il bambino adotta atti assertivi e responsivi ben bilanciati ed è in grado, anche se non sa usare il linguaggio e le parole, di realizzare una reciprocità conversazionale;

- il conversatore passivo: il bambino non è in grado di iniziare una conversazione ma effettua maggiormente atti responsivi ovvero atti che sono semplici risposte se sollecitato;

- il conversatore inattivo: il bambino ha bassi livelli assertivi e responsivi. Si presenta come un bambino socialmente isolato con problemi di apprendimento e di linguaggio;

- il non comunicatore: il bambino non sa cooperare in modo adeguato alla conversazione, presta poco interesse all’ascolto dell’altro ed è difficilmente agganciabile. Nei bambini piccoli (12-36 mesi) le abilità socio-conversazionali si esplicano secondo due dimensioni: la responsività e l’assertività. La responsività riguarda la capacità di comunicare con il proprio interlocutore e di riuscire a mantenere l’argomento di conversazione tra un turno e l’altro in modo contingente e coerente. L’assertività riguarda la capacità di avviare lo scambio richiamando l’attenzione del proprio interlocutore, di aprire il dialogo con la proposta di un nuovo argomento, oppure

formulare domande e/o richieste. Le abilità conversazionali del bambino vengono espresse sia in forma verbale che non verbale. Nella forma non verbale il bambino utilizza gesti detti deittici (indicare, mostrare, dare e richiedere la mano) e gesti referenziali (salutare con la manina ecc.). Questi gesti hanno la funzione di comunicare le proprie intenzioni, idee e significati che non riesce ancora ad esprimere con le parole e il linguaggio.

Il bambino può comunicare con l’adulto usando: azioni (toccandolo, prendendolo per il braccio), può usare lo sguardo verso l’adulto o lo sguardo verso l’oggetto; può indicare luoghi o oggetti; può usare vocalizzazioni.

I bambini possono combinare due o più modi di comunicare, per esempio indicano e vocalizzano oppure usano un’azione accompagnata dallo sguardo verso l’adulto. Tutti questi modi di comunicare vengono utilizzati per inviare messaggi che possono essere interpretati come dotati di significato. Osservare come un bambino dialoga o comunica, anche in modo non verbale con un adulto ci permette di cogliere come esprime i suoi messaggi.

La comunicazione può esprimersi anche con forme non verbali, ad esempio chiedere e rispondere possono essere realizzati con lo sguardo rivolto verso all’oggetto e poi all’adulto, con i gesti come indicare con il dito o con il mostrare e dare un oggetto.

Insomma nella comunicazione adulto-bambino va tenuta sempre in molta considerazione lo scambio di informazioni tra interlocutori, con un certo grado di reciprocità e bidirezionalità e un coinvolgimento attivo di entrambi... solo così si potranno valutare obiettivamente le capacità Socio-Conversazionali del bambino stesso.

a cura dott.ssa Morena Manzini
logopedista, counselor relazionale