Gioco e bambino sono due parole che devono sempre andare di pari passo ed anche quando si deve fare un lavoro logopedico queste due parole devono essere inseparabili.
Lo scopo principale del gioco è il divertimento e la spontaneità ma il gioco svolge anche diverse funzioni importanti, come quello di apprendimento ed ha una vera e propria funzione terapeutica. Con il gioco emergono nei bambini i bisogni e gli eventuali conflitti.
In ambito riabilitativo l’utilizzo del gioco è indispensabile come strumento per la stimolazione e l’apprendimento delle competenze psicomotorie, cognitive e comunicative. All’interno della terapia logopedica il gioco può essere utilizzato sotto diverse forme:
Il GIOCO CON IL CORPO è tutto quello che riguarda il piacere di muoversi o manipolare, si tratta di una scoperta attraverso il movimento. La stessa manipolazione fa parte anche del GIOCARE CON OGGETTI, così che attraverso l’esplorazione il bambino ne scopre le proprietà fisiche oltre alle sue capacità percettive.
Il GIOCO DEL FAR FINTA è quello più utilizzato in ambito logopedico. Il gioco simbolico, di importante funzione psicologica, offre la possibilità di fornire un adeguato modeling linguistico e stimola l’imitazione e l’interazione comunicativa. In questa tipologia di gioco il bambino rappresenta le relazioni anticipando le conseguenze dell’azione svolta nel “far finta di”.
Il GIOCO DI COSTRUZIONE è utilissimo per comprendere le capacità di pianificazione, progettazione, sequenzializzazione utilizzate dal bambino per il raggiungimento dell’obiettivo richiesto, il bambino infatti in questo gioco deve riprodurre e ricostruire rimanendo fedele all’immagine fornita.
La funzione del GIOCO CON REGOLE è la regola stessa che permette al bambino di confrontarsi con le proprie capacità cognitive ricordandosi la regola e il rispetto del proprio turno. Questo è fondamentale per inibire l’impulsività, tollerare le pause e le attese e per migliorare le proprie capacità di autocontrollo. Il gioco con le regole aiuta il bambino a imparare a perdere quindi a controllare la frustrazione e le pulsioni aggressive e distruttive.
Moltissimi studi hanno confermato l’importanza del gioco nello sviluppo del linguaggio, nella capacità di cooperare con gli altri, nella consapevolezza di se, delle proprie possibilità e dei propri limiti, nell’aumentare le conoscenze e scoprire l’ambiente circostante.
Esistono delle vere proprie tappe evolutive del gioco definite da Jean Piajet, noto psicologo e pedagogista nonché fondatore dello studio della psicologia dello sviluppo.
L’attività di lallazione e vocalizzazione è, ad esempio, per il bambino un GIOCO D’ESERCIZIO. Il bambino scopre la sua voce e prova piacere nel riprodurre suoni e nell’ascoltarli. Questa tipologia di gioco viene fatta dal bambino nei primi mesi di vita fino ai 2 anni e si diverte nell’esercitarsi nelle competenze apprese e può essere mediatore di acquisizione di concetti. Pensate al bimbo che ripetutamente lancia oggetti dal seggiolone: il bambino può sentirsi “causa” di un effetto fisico (la caduta dell’oggetto) e di una conseguenza emotiva (l’arrabbiatura della mamma). Nel giocare ad aprire e chiudere un contenitore e a mettere e tirare fuori gli oggetti il piccino impara il concetto di apparizione e scomparsa dell’oggetto stesso.
Tra i 2 -3 anni compaiono le prime forme di GIOCO SIMBOLICO attività rappresentativa d’immagini mentali. Il bambino utilizza un oggetto neutro e gli assegna una funzione specifica: così ad esempio, un pettine viene utilizzato per “giocare a telefonare”. Il gioco simbolico può organizzarsi in GIOCHI CON SCHEMI SUCCESSIVI D’AZIONE, come ad esempio fare il bagnetto ad una bambola o metterla a letto. In questo modo nostro figlio impara a raccontare una storia, prima attraverso gli oggetti e poi con figure.
Insomma giocando in tutte queste forme, i nostri bambini imparano a diventare grandi.
Tratto dal libro “Logopedia in età evolutiva” di M. C. Caselli, E. Mariani, M. Pieretti
a cura dott.ssa Morena Manzini
logopedista, counselor relazionale