Ansia da prestazione a 5 anni? Usa la scatola dei pensieri e altre strategie pratiche per aiutarlo con dolcezza

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Anche i più piccoli possono vivere una forma di ansia da prestazione se ogni giorno c’è una piccola prova da superare per fare “bene” o essere “bravo”.

E noi genitori, senza volerlo, ci ritroviamo a incoraggiarli proprio in quella direzione, con frasi come: “Dai, fai vedere quanto sei bravo!” “Guardati attorno, sei l’unico che fa così!” Con le migliori intenzioni, certo. Ma il messaggio che arriva è: “Valgo se riesco. Se non sbaglio. Se piaccio agli altri.”.

Questo contenuto? È Certificato!

Se sto scrivendo qui, sul blog e sulla rivista etica per Genitori, è perché l’Ente italiano “Bambini & Genitori”, la prima Community NOprofit nel panorama educativo nazionale, ha certificato l’etica di quello che stai leggendo.

Grazie al suo Comitato Scientifico, che vede nomi autorevoli come Paolo Crepet, Maria Rita Parsi, Alberto Pellai e Daniele Novara veri luminari sull’educazione genitoriale; ha ritenuto che questi contenuti seguano le linee-guida educative del terzo millennio, siano pedagogicamente corretti e propedeutici allo sviluppo degli adulti di domani, quindi buon proseguimento!

Sai riconoscere l’ansia del tuo bimbo?

Tuo figlio sta disegnando con impegno. Ad un certo punto, esce dai bordi. Prende il foglio e lo butta. “È brutto!” urla arrabbiato. Oppure si trova davanti a un gioco nuovo. Lo guarda e dice: “Non lo so fare!” senza nemmeno provarci.

Dietro quei gesti, si intravede il suo bisogno fortissimo di riuscire. È quella tensione silenziosa che può nascere anche nei bambini piccoli, quando percepiscono che “fare bene” è importante. I bambini assorbono tutto, come spugne e quando sentono nell’aria aspettative o leggere pressioni, iniziano a impegnarsi tantissimo pur di non sbagliare.

La buona notizia? Non dobbiamo risolvere tutto! Quello che fa la differenza è la nostra presenza. Il modo in cui reagiamo quando nostro figlio si scoraggia o si blocca. Possiamo semplicemente stare lì. Accogliere. Capire. Rassicurare.

Ricordiamoci che “I bambini fanno meglio quando si sentono meglio” (Jane Nelsen) e per sentirsi meglio, hanno bisogno di sapere che il loro valore non dipende da quanto fanno bene, ma dal fatto che stanno imparando, provando, partecipando.

Vale lo stesso anche per noi: più riusciamo a guardare come i nostri figli stanno crescendo, anziché quello che riescono a fare, più li aiutiamo a sentirsi liberi di provare e ricominciare. A volte è proprio questa sicurezza a sciogliere quel peso invisibile che si portano addosso.

Da dove nasce questa pressione?

Spesso l’idea che “bisogna fare bene” arriva proprio da noi adulti attraverso un consiglio in più o una correzione fatta per aiutare, ma interpretati dal bambino come: “Non va bene così. Devi fare meglio.”

E poi c’è tutto ciò che i bambini non sentono con le orecchie, ma con il cuore. Se siamo tesi per lavoro, se commentiamo: “quanto è bravo quel bambino” o ci soffermiamo sui successi, loro lo registrano e iniziano a mettersi alla prova, a fare “nel modo giusto” per sentirsi apprezzati da noi.

Per un bambino, non c’è niente di più importante dell’amore degli adulti. Perciò, possiamo iniziare a fare 3 cose:

  1. spostare il focus dal risultato al processo, al posto di “che bello, sei bravissimo!” possiamo dire: “ci hai messo tanto impegno, si vede che ti sei concentrato.”
  2. valorizzare il tentativo, anche se non ‘riesce’. Invece di “Vincerai di sicuro la prossima volta.” possiamo dire “sei triste? Ti capisco. Ma hai giocato con impegno per tutto il tempo della partita”
  3. parlare apertamente dell’errore come parte naturale dell’apprendimento, “tutti sbagliamo. È un modo che il nostro cervello usa per imparare meglio.”

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E se l’ansia da prestazione è già lì?

Ci sono tanti piccoli strumenti per aiutare tuo figlio (e anche te) a superare questi momenti.

Eccone uno, semplice ma potente: la scatola dei pensieri.


Proponi al tuo bambino di chiudere gli occhi e immaginare una scatola speciale, tutta sua. Può prendere quel pensiero o quella grande paura che lo sta tormentando e metterlo dentro alla scatola. Poi richiuderla, decorarlaa piacimento e metterci un bel fiocco.

Questo esercizio d’immaginazione serve per fare spazio dentro sé: “accolgo quello che sento, ma adesso lo tengo un po’ da parte.”

La scatola dei pensieri serve per dare forma a ciò che il bambino sente, offrendo un posto sicuro e protetto, sapendo che può scegliere lui quando riaprire quella scatola, magari assieme a noi.

Guarda te stesso con la stessa dolcezza. Anche noi adulti, a volte, ci portiamo dietro il peso di voler fare tutto giusto. Ma crescere un figlio non richiede perfezione, piuttosto presenza, ascolto, e quella capacità di rialzarsi quando si inciampa — la stessa che vogliamo insegnare a loro.

Se vuoi proseguire, puoi approfondire leggendo: Come sostenere l’autonomia dei figli? Strategie pratiche per farli sentire sicuri di sé

MARGHERITA MONASTRA
esperta in Pedagogia Familiare e Disciplina Dolce

CONTATTI web: bimbisereni.it
Instagram: @bimbisereni.it

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