Chi si prende cura dei Genitori?

Spesso in periodi complessi e incerti si naviga a vista e può capitare di andare in riserva o di incontrare una mareggiata imprevista per cui è necessario avere più risorse di quante ne siano rimaste. È possibile rigenerarle per metterle nuovamente a disposizione di chi ci sta a cuore? Nell’ambito delle relazioni umanec’è sempre stato lo scambio: io do a te che prendi e poi ricevo da te che dai.

Questa reciprocità circolare
è possibile solo se entrambi i soggetti si riconoscono alternativamente come un Io e un Tu. Per riconoscere un Tu, è necessario percepire l’Altro -grande o piccolo che sia- come diverso da sé stessi e dotato di qualche risorsache l’Io, in quel momento, non ha a disposizione, e che è necessaria per superare la tempesta in cui tutto l’equipaggio si trova.

In questi casi non è proficuo cercare un responsabile dell’attuale difficoltà, bensì affrontarla in modo congiunto, come una ciurma in cui chi è al timone si impegna, tanto quanto il piccolo mozzo, a riparare la vela strappata.

Cosa succede però se chi governa la nave
ha degli strumenti rovinati per orientarsi o è troppo stanco per scegliere con lucidità la giusta direzione? Occorre la capacità di chiedere aiuto a un fido consigliereche, dalla terra ferma, aiuti la ciurma a coordinarsi per organizzare le manovre che consentiranno di approdare nuovamente in un porto sicuro.

È fondamentale rispondere al diritto dei genitori di ricevere affiancamento ein-formazione da un professionista (attrezzatoper quella specifica tempesta) per sciogliere anzitutto eventuali fraintendimentiche nel tempo si possono formare nelle dinamiche familiari, in cui è complesso distinguere, consapevoli di personali aspettative e desideri sull’Altro, tra ciò che è fisiologico e ciò che è naturale preoccupi, chi è responsabile della ciurmadurante il viaggio della vita. L’avventura dello sviluppo fa tornare sulla stessa barcagenitori e figli, condividendo progressieretrocessioni, entrambi necessari per affrontare nuovi balzi in avanti sulla linea evolutiva all’autonomia.

Nello strumentario del genitore moderno,
ritengo vitale conoscere questo circolo della sicurezza, oltre che individuare delle cartine tornasole che indichino in quale direzione è possibile navigare con quello specifico clima emotivo e quale meta può raggiungere la flotta familiare, una volta misuratene le capacità e risorse di quello specifico momento.

Una consultazione psicologica partecipata -bambini e genitori- serve proprio a monitorare, come un termometro, il clima familiare, rilevando risorse e vulnerabilità di ognuno e mettendo a conoscenza tuttii diretti interessati, affinché sia possibile co-costruire il progetto ri-abilitativo. Ecco perché si propone a tutti i partecipanti di “mettersi in gioco”, strumento trasformativo che permette di accedere a una rilettura della situazione problematica sotto le lenti di nuove e più ampie prospettive, rimettendo la piacevolezza dello stare insieme attorno a un tavolo e silenziando le distrazioni provenienti dagli altri ruoli che i genitori rivestono nella vita. 

In famiglia, dunque, ci si trova tutti sulla stessa barca,
anche se a piani diversi, in base alle risorse di cui si dispone. Etimologicamente, questo detto è nato per invitare qualcuno a non commettere azioni impulsive che rischierebbero di nuocere ad altri, danneggiando la nave sulla quale si è imbarcati anziché farla approdare ad un nuovo porto. Occorre invece coordinarsi e remare tutti nella stessa direzione, perché il contributo di tutti è necessario per uscire dalla tempesta da cui nessuno si salva da solo.

Di Giulia Baratella
Psicologa Psicoterapeuta, Collaboratrice del Servizio di "Consultazione psicologica per bambini e genitori" e del progetto "Trame educative per nuove comunità" del dipartimento di Psicologia, Università di Bologna. 

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5 dicembre 2020