In un tale cambiamento rivestono notevole interesse i fenomeni migratori.
L’Italia è, nello scenario europeo, il paese che si è caratterizzato per il maggior dinamismo di nuovi ingressi di immigrati, trasformandosi quindi da tipico Paese di emigrazione a terra di immigrazione, con una prevalente “femminilizzazione” dei flussi migratori.
Questo ha determinato una serie di problemi organizzativi da un punto di vista sociale e anche sanitario.
In particolare si è registrato un aumento del tasso di natalità, che tra gli stranieri è circa il doppio del dato medio della popolazione italiana, con età al parto al di sotto dei 30 anni, decisamente inferiore dell’età media delle italiane.
Il parto rappresenta, pertanto, la maggior causa di ricovero nei diversi gruppi etnici, ponendo gli ostetrici a dover affrontare le problematiche di questa tipologia di pazienti, anche abbastanza difficili da gestire, considerando che molte giungono all’attenzione dei sanitari senza avere a disposizione una chiara storia ostetrica, dal momento che nella loro cultura la gravidanza non è considerata una malattia, ma una situazione totalmente fisiologica tanto da non prevedere controlli medici.
Le donne immigrate sono in effetti meno medicalizzate, anche se non sono del tutto infrequenti alcune patologie infettive (TBC, Lue, Epatiti), alle quali c’eravamo da tempo disabituati.
Sono presenti, a volte, nelle donne extracomunitarie vari fattori che aumentano il rischio ostetrico: l’anemia di diversa origine (carenziale, sideropenica, da parassitosi, da emoglobinopatia), le infezioni dell’apparato genito-urinario, l’alimentazione in alcuni casi insufficiente (malnutrizione), in altre sproporzionata con eccesso di grassi e zuccheri, e un conseguente eccessivo aumento ponderale con possibile insorgenza di patologie ostetriche (diabete, ipertensione), le anomalie del canale del parto (bacino androide), dei genitali esterni e della vagina (per pregresse lacerazioni da parto o per gli esiti di pratiche, come l’infibulazione).
Allo stesso tempo dobbiamo anche rilevare un diverso atteggiamento delle straniere nei confronti del parto rispetto alle nostre connazionali, con minore ansietà e aspettative, e maggiore capacità di tollerare e assecondare il dolore, con naturalità e fatalismo, tanto da giustificare il minor ricorso al taglio cesareo in certe etnie.
a cura dott.ssa Claudia Filidi
ginecologo