Che la televisione abbia rivoluzionato completamente la nostra quotidianità credo sia indubbio e anche un po’ scontato.
Seppur inizialmente nascosta dentro armadi e mobili, la televisione è diventata parte integrante della famiglia ricoprendo un ruolo sempre più centrale.
Ne è un esempio lampante la famosa sigla dei Simpson: qui, tutti i membri della famiglia, cani e gatti compresi, si riuniscono sul divano dopo una lunga ed impegnativa giornata per condividere insieme la visione dei programmi televisivi. Il messaggio è tanto chiaro quanto provocatorio: la famiglia resta ‘unita’ davanti alla tv.
Questa immagine si è poi ridimensionata con la riduzione dei costi dell’apparecchio, per cui ogni famiglia è arrivata a possederne anche una in ogni stanza regalando una maggiore libertà individuale (ognuno può scegliere di guardare il proprio programma preferito) a scapito sia di una contrattazione a livello famigliare, che favorisce la comunicazione interna e il rispetto tra i membri, sia di dinamiche di controllo dei programmi stessi e della loro qualità. Personalmente, condivido la raccomandazione di non lasciare i bambini soli davanti alla TV in quanto, facendo zapping, possono assistere passivamente a un bombardamento di informazioni che andrebbero filtrate e spiegate da un adulto. Visione questa che non esclude nemmeno la possibilità di coinvolgerli nelle notizie più significative della nostra era (immigrazione, terrorismo, povertà), se spiegate con tranquillità, tenendo conto sempre dell’età del bambino e accompagnando il racconto con un tono rassicurante. Non sottovalutiamo la visione del mondo attraverso gli occhi di un bambino, in particolar modo in età prescolare, in cui risulta assai difficile discernere la realtà dalla finzione.
Secondo le stime dell’Associazione degli Psicologi Americani, ogni bambino all’età di 11 anni ha già assistito a 8.000 omicidi e 100.000 atti violenti. Murray, professore di psicologia dello sviluppo, sostiene che ‘in un’ora vengano trasmessi circa 5 atti violenti nel corso dei programmi di prima serata e circa 20-25 scene violente ogni ora durante i programmi per bambini in onda il sabato mattina, quando molti di loro non vanno a scuola’.
Sono dati sconcertanti che tuttavia rispecchiano il contesto sociale attuale, caratterizzato da comportamenti e linguaggi particolarmente violenti.
E’ proprio in quei momenti che il genitore diventa interprete attivo della realtà del bambino, aiutandolo nella comprensione di ciò che è un comportamento adeguato da uno inadeguato, da un linguaggio assertivo ad un linguaggio violento e talvolta maltrattante. Il ruolo educativo del genitore passa anche questa difficile traduzione di dinamiche più complesse.
a cura dott.ssa Patrizia Valenti
psicologa, psicoterapeuta