Femminicidio: anche i nostri figli potrebbero essere violenti o restarne vittime?

In questi giorni, dove assistiamo annichiliti all’ennesima violenza di genere, noi genitori ma anche molti educatori e insegnanti, ci interroghiamo sulle correlazioni tra l’atteggiamento violento di un giovane adulto e l’educazione ricevuta.


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Ci stiamo tutti immedesimando nel dolore di Gino, il papà di Giulia Cecchettin, ma anche in quello dei genitori del suo giovanissimo assassino, Filippo Turetta, e dentro noi albergano inquietanti interrogativi…

Rassicuro molti di voi col dire che sicuramente l’interazione con l’ambiente in cui si cresce è importante per lo sviluppo di una specifica personalità, ma non è solo questo il fattore determinante.

Per fare un parallelismo in ambito medico–scientifico potremmo dire, ad esempio, che l’insorgenza di una malattia psichiatrica è certamente determinata da fattori esterni che agiscono; ma sicuramente le anomalie fisiche del funzionamento neurologico incidono fortemente sulla patologia dell’individuo stesso.

Per quanto i nostri genitori e l’ambiente in cui siamo cresciuti possono aver avuto una grande influenza sulla nostra personalità, ognuno di noi è un soggetto singolo ed irripetibile, con un proprio patrimonio biologico, psicologico, relazionale e sociale.

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Qual è l’essenza del problema, allora?

L’atto di uccidere, cosi come quello di amare, comporta l’attivazione “logica e sequenziale” di processi interni che nascono, come nel caso dell’eliminazione del partner, da molto lontano. Mi permetto di esprimermi in tal senso, perché i fenomeni sociali, siano essi violenti o di altro genere, non sono determinati da isolate condotte individuali. Tali processi, seppur attuati dai singoli individui, non è detto che siano correlati ed influenzati dalla storia personale e famigliare delle persone coinvolte.

Non tutto, quindi, è sempre ascrivibile alle esperienze familiari, al nostro rapporto con i genitori o allo stile educativo che ci è stato impartito. Allo stesso tempo, la violenza non è caratteristica del solo genere maschile ma assume contenuti, modalità e tempi di attivazione che differiscono a seconda di chi la concretizza.

La violenza “femminile” esiste anch’essa… è più nascosta, più subdola e sottile, meno marcata. Fondata sul ricatto e la manipolazione, è una forma di violenza che mira alla distruzione dell’altro attraverso un percorso minuziosamente calcolato, più concettuale e programmato.

La violenza “maschile” è più eclatante, diretta, spesso ha come sfondo la gelosia, il possesso e mira al dominio, se non all’eliminazione fisica dell’altro, concretizzandosi a volte, in brutali omicidi.

Entrambe queste violenze sottendono a una serie di insicurezzeindividuali; a vulnerabilità della persona che si intrecciano con la personalità e l’educazione ricevuta producendo, a volte, miscele esplosive.

Esistono forme di sopraffazione violenta e di negazione dei diritti dell’altro che fanno meno “audience” e quindi non entrano nelle nostre case con le cronache giornalistiche; ma che portano comunque all’eliminazione dell’altro o al suo totale annientamento psicologico in modo deflagrante e devastante.

Pertanto, ogni dinamica relazionale è a sé e trae origine anche dalle modalità scelte, in modo condiviso – almeno inizialmente – dalla coppia, dall’accettazione, dalla consapevolezza (o meno) dei propri e altrui difetti e dei sentimenti che si provano.

Molto spesso purtroppo, dietro un omicidio, soprattutto quello che si concretizza dentro la coppia, ci sono tanti “non detti”, varie influenze esterne, c’è molto isolamento o scarsa attenzione da parte dei famigliari e c’è -sopra a tutto- tanta sofferenza, che sarebbe realmente riduttivo attribuire alla mera responsabilità genitoriale o all’adesione di valori patriarcali che sfociano nel “maschio violento”.

Ci sono moltissime altre sfumature che vanno prese in considerazione e che rendono ogni caso unico nel suo genere, irripetibile, e quindi mai generalizzabile o attribuibile a degli stereotipi culturali o di genere.

RAFFAELE FOCAROLI 
pedagogista esperto in scienze comportamentali ed educazione emozionale

CONTATTI web: centrofamigliaefigli.it

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