“Papà, dove sei?” Come vivono davvero i figli dei genitori separati?

Scopri dati, studi e consigli per sostenere bambini e ragazzi con ascolto, amore e comunicazione autentica.

In Italia oltre un milione e mezzo di bambini vive con un solo genitore, e nel 90% dei casi con la madre. Ma cosa succede quando nella crescita manca una figura paterna o materna di riferimento?

Per molti bambini la separazione degli adulti non è solo un cambiamento “esterno”: è un terremoto interiore. Crescono in una nuova normalità, con domande, paure e desideri che spesso restano senza voce. Ma cosa dicono gli studi su come vivono davvero ciò che accade, e come possiamo aiutarli a crescere, a fiorire?

Questo contenuto? È Certificato!

Se sto scrivendo qui, sul blog e sulla rivista etica per Genitori, è perché l’Ente italiano “Bambini & Genitori”, la prima Community NOprofit nel panorama educativo nazionale, ha certificato l’etica di quello che stai leggendo.

Grazie al suo Comitato Scientifico, che vede nomi autorevoli come Paolo Crepet, Maria Rita Parsi, Alberto Pellai e Daniele Novara veri luminari sull’educazione genitoriale; ha ritenuto che questi contenuti seguano le linee-guida educative del terzo millennio, siano pedagogicamente corretti e propedeutici allo sviluppo degli adulti di domani, quindi buon proseguimento!

Crescere senza una figura genitoriale: cosa dicono gli studi?

Uno studio dell’Istat (2021) mostra che in Italia i nuclei monogenitoriali sono passati da circa 2 milioni e 650 mila nel 2011 a oltre 3 milioni e 800 mila nel 2021, con un aumento del 44%.

Nella gran parte dei casi (oltre il 77%) il genitore al vertice del nucleo è la madre.

Questo significa che l’autorità paterna o il ruolo educativo maschile come limite, direzione, presenza emotiva vengono spesso esercitati in forme ridotte. (Fonte: Istat, “Famiglie in Italia diventano sempre più piccole – dati 2021/2011”)

Un’indagine dell’Osservatorio “Con i Bambini / Openpolis” rileva che circa un milione e quattrocentomila bambini e ragazzi (14% dei minori) vivono in nuclei monoparentali.

In questi casi, il rischio di povertà o esclusione sociale, specialmente se il nucleo è composto da una madre sola, è significativamente più alto. (Fonte: Indagine “Il rischio povertà nelle famiglie monogenitoriali”, Openpolis, 2019).

Per approfondire puoi leggere https://www.openpolis.it/il-rischio-poverta-nelle-famiglie-monogenitoriali/

Quali possono essere le conseguenze psicologiche?

Diversi studi indicano che la mancanza di una figura genitoriale stabile può influire sulla costruzione dell’identità dei figli:

Nei maschi che crescono senza figura paterna residente, alcuni studi psicologici indicano che essi possono manifestare difficoltà nel:

  • definire ruoli di autorità;
  • ricevere limiti chiari;
  • riconoscere la propria identità maschile.

Nelle femmine, l’assenza del padre è spesso associata a:

  • maggiore vulnerabilità emotiva;
  • senso di abbandono;
  • difficoltà nella costruzione della fiducia nelle relazioni affettive;
  • maggiore ansia.

I bambini e le bambine hanno bisogno di due funzioni educative complementari:

  1. maschile educativo: chi da direzione, struttura e pone limiti;
  2. femminile educativo: chi ascolta, cura e accoglie emozioni.

Talvolta un solo genitore può svolgere entrambe le funzioni; altre volte un solo genitore non basta. Ciò che conta è che queste funzioni siano effettivamente presenti nella vita del bambino, anche in modo non “biologico” – attraverso figure adulte significative (insegnanti, nonni, mentori).

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Comunicare con i figli dopo la separazione

Non importa se la famiglia è monogenitoriale, eterosessuale, arcobaleno, ricomposta: ciò che fa la differenza è la qualità della relazione, l’ascolto profondo, l’empatia autentica. Questo significa che i genitori separati possono, essi stessi, essere agenti di guarigione se scelgono di parlare con i figli, di spiegare come si sentono, di ascoltarli davvero.

Immagina chiedere: “Come stai dopo la separazione?” oppure: “Anch’io provo paura, tristezza, speranza” – parole vere, adatte all’età.

Proteggere non significa tacere, ma dire tutto – nel modo giusto e in funzione dell’età evolutiva dei nostri figli. I bambini comprendono molto più di quanto diciamo; il mancato parlare genera silenzi che spesso pesano più delle parole stesse.

Approfondisci come aiutarli a riconoscere e gestire emozioni difficili leggendo: Sappiamo aiutare i figli a gestire conflitti e a vivere emozioni spiacevoli?

Crescere insieme, anche dopo la separazione!

Mentre sogniamo un mondo dove i conflitti di coppia si risolvono senza dover passare per la separazione, la realtà ci chiede di agire oggi: nel presente, nei piccoli gesti quotidiani, nella coerenza delle parole e delle azioni.

Prendersi cura della genitorialità dopo una separazione significa costruire un percorso relazionale che mantenga la dignità dei figli, la verità dei sentimenti, la speranza che anche nel cambiamento si può crescere insieme. La comunicazione che ascolta, che restituisce voce, che riconosce il dolore e le speranze: è questa la strada che trasforma la separazione non in un confine, ma in un ponte.

ANTONIO GRAZIANO
esperto di comunicazione in cerchio

CONTATTI web: antoniograziano.com

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