Il sonno e le sue funzioni nelle diverse età dei bambini

Il sonno per i bambini, dai neonati ai più grandicelli, corrisponde a un bisogno fisiologico e psicologico importante. Fare la nanna permette loro di ricaricarsi di energie e di crescere in modo sano.

Questo è possibile grazie a particolari caratteristiche che, in termini quantitativi, qualitativi come pure funzionali, rendono il sonno di un bambino molto diverso da quello di un adulto. Innanzitutto un elemento distintivo importante è la quantità del sonno. 

Questa cambia in base all'età: il neonato dorme per circa 20 ore al giorno, verso l'anno di vita le ore diventano circa 15, dai 5 ai 10 anni sono 12 e dai 10 anni all'età adulta le ore di sonno divengono 10. Nei bambini cambia notevolmente anche la qualità del sonno: diversamente da quello dell'adulto e del bambino più grandicello, il sonno del bebè, nei primi mesi di vita, è costituito soprattutto da fasi REM (circa il 50% nei neonati, il 25% a 10 anni, il15% in età avanzata) caratterizzate da una persistente attività mentale e motoria. Per intenderci sono quelle in cui si fanno i sogni più ricchi e articolati e durante le quali è possibile intravedere il movimento degli occhi sotto le palpebre: da qui il nome REM-Rapid Eyes Moviment. Ecco perché, mentre dorme, il vostro piccolo sobbalza, si muove, cambia espressione del viso.

In pratica, sperimenta un sonno meno profondo e rilassato rispetto a quello che fa durante le fasi non-REM, nelle quali i sogni, se presenti, sono per lo più costituiti da immagini fisse e poco mobili. Quello del neonato è, dunque, un sonno molto leggero, intercalato da piccoli risvegli e riaddormentamenti immediati. L'errore più frequente può essere quello di confondere questi periodi agitati con periodi di veglia. Prendere in braccio il bambino, parlargli o tentare di dargli da mangiare può impedire al bambino di raggiungere la fase seguente di sonno calmo, non REM, che fa la sua regolare comparsa, alternandosi con il sonno REM, solo dopo il compimento dei tre mesi. 

Ma cosa sognano i bambini? 

Con il progredire dell'età il contenuto dei sogni muta notevolmente. I sogni infatti crescono insieme ai bambini. Fino a 5 anni le scene sono fisse e i protagonisti immobili. I sogni a questa età sono generalmente semplici realizzazioni di desideri, poco complicati e con contenuti che dipendono palesemente dalle esperienze della giornata appena trascorsa. A partire dai 5 anni i sogni cominciano ad avere una trama, anche se ancora molto banale. I protagonisti si muovono e scambiano qualche parola. Prima di elaborare infatti scene ricche di movimenti, colori, interazioni ed emozioni un bambino deve aver sviluppato le proprie capacità cognitive e arricchito la propria immaginazione. E questo avviene attorno ai 7 anni: a questa età i  piccoli sognatori cominciano ad avere storie interessanti da raccontare. Ecco allora affacciarsi le emozioni nelle loro notti.

I bambini in sogno si ritrovano a pensare, provano gioie o paure. Rivivono episodi avvenuti durante la giornata o ripescati dalla memoria autobiografica. E diventano finalmente protagonisti di trame sempre più colorate, complicate e - come in ogni sogno che si rispetti - bizzarre e divertenti da raccontare. Con l'ulteriore sviluppo cognitivo del bambino, infatti, la struttura del sogno si rivoluziona: compaiono sempre più spesso elementi bizzarri, connessi in modo indiretto o simbolico alla realtà. Lo spazio temporale delle esperienze che influenzano il sogno si dilata: a influenzarne il contenuto, infatti, non sono più le esperienze del giorno appena passato ma, il più delle volte, quelle esperienze fatte settimane o mesi prima, pregne di significati emotivi. 

 La differenza tra i sogni nelle diverse fasce di età può essere un'utile chiave di lettura per dare risposta all'interrogativo più difficile: perché i bambini sognano?

I ricercatori ipotizzano che i sogni rappresentino un'attività specifica di apprendimento del cervello che rielabora le esperienze e gli eventi del giorno: gli animali più evoluti, infatti, spendono più tempo nel sonno REM che in qualsiasi altra attività essenziale per la sopravvivenza. Il sonno REM dei neonati e dei bambini, dunque, avrebbe la funzione di consolidare quelle tracce che gli stimoli esterni e le prime esperienze lasciano nel cervello. Soprattutto nei bambini più piccoli, i sogni rafforzerebbero la funzione di memorizzazione delle esperienze e delle associazioni tra di esse. 

Quasi fossero un modo con cui sperimentare, mettere in pratica, provare schemi emotivi e rielaborare importanti esperienze, svolgendo un importantissimo ruolo biologico e psicologico nel normale sviluppo del bambino stesso. • 

a cura dott.ssa Cristina Pantaleo
psicologo, psicoterapeuta