Il cibo, e più in generale il momento del pasto, rappresentano per molte famiglie di bimbi autistici una sfida vera e propria.
Perché il momento dei pasti è così difficile per molti bambini autistici?
Per tante famiglie con bambini nello spettro autistico, il pasto non è solo nutrizione: è una vera e propria prova quotidiana. Molti genitori si trovano a fronteggiare selettività alimentare, rifiuto del cibo o rituali rigidi legati alla consistenza, al colore o alla temperatura degli alimenti.
Un bambino può accettare solo cibi di un certo colore – magari rosso per settimane, per poi passare improvvisamente al verde – oppure mangiare solo alimenti con una consistenza specifica, come il cremoso. Anche il modo in cui il piatto è impiattato può fare la differenza tra accettazione o totale rifiuto.
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È solo una fase o c’è qualcosa di più profondo?
Se per molti bambini la selettività alimentare è una tappa passeggera, nei bambini autistici può trasformarsi in un rituale rigido e persistente. Questi comportamenti non sono semplici "capricci": possono essere influenzati da difficoltà sensoriali, problemi gastrointestinali, oppure da una bassa tolleranza all’imprevisto.
Un bambino nello spettro spesso si rifugia nel conosciuto, nel prevedibile, nel cibo che ha già “registrato” come sicuro. Questo atteggiamento è una strategia di autoregolazione: scegliere cibi che rientrano nella propria comfort zone significa evitare sorprese sensoriali che possono risultare sgradevoli o addirittura spaventose.
Cosa si può fare per aiutare nostro figlio ad ampliare la sua alimentazione?
Esistono percorsi terapeutici mirati che, con il supporto di professionisti esperti, possono aiutare il bambino ad avvicinarsi gradualmente a nuovi alimenti. Non si tratta di forzare, ma di accompagnare: attraverso piccoli passi, il bambino può imparare a fidarsi di nuove consistenze, colori, sapori.
Questo lavoro, delicato e costante, porta non solo a una dieta più varia e bilanciata, ma ha anche effetti profondi sulla qualità della vita familiare.
Andare al ristorante è impossibile? O si può imparare a farlo serenamente?
Per molte famiglie, anche un gesto semplice come una cena fuori può diventare fonte di stress. La paura di non trovare nulla che il bambino possa o voglia mangiare, o di assistere a un comportamento problema in pubblico, può spingere i genitori a rinunciare del tutto a queste esperienze.
Ma con il giusto percorso, è possibile cambiare. Gradualmente, il bambino può imparare a tollerare piccole variazioni, affrontare situazioni nuove e partecipare più attivamente alla vita sociale. Il cibo, da ostacolo, può diventare un ponte verso momenti condivisi con serenità.
Conclusione: si può uscire dalla “comfort zone” del cibo?
Sì, con pazienza, comprensione e il supporto di professionisti, è possibile. Ogni piccolo passo verso l’accettazione di un alimento nuovo è anche un passo verso una maggiore autonomia e inclusione. Ricorda: non sei solo. Molti genitori vivono questa sfida e, affrontandola insieme, possiamo aprire nuove strade per i nostri bambini.
Per approfondire https://bambiniegenitori.it/la-torre-del-silenzio-l-autismo/ e https://bambiniegenitori.it/valutare-per-migliorare-la-qualita-della-vita-del-bambino-con-autismo/

FRANCESCA DELMONTE
presidente "Comitato Autismo 365"
CONTATTI web: autismo365.it
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