"Dottore mi aiuti... in quei giorni potrei anche uccidere qualcuno!!"
"Dottore faccia qualcosa... se continua così chiedo il divorzio: mia moglie è insopportabile!!"
Tante volte ci troviamo di fronte a “richieste” di questo genere e dobbiamo affrontare “crisi famigliari” cercando di spiegare che la signora non è improvvisamente impazzita, ma presenta solo una condizione clinica ben definita, con sintomi fisici e psicologici ricorrenti che si manifestano in modo ciclico una o due settimane prima del periodo mestruale.
La sindrome premestruale può essere di sufficiente severità tanto da alterare le attività quotidiane della donna e da interferire con alcuni aspetti della sua vita.
Nella forma più grave, colpisce circa il 2.5% delle donne in età riproduttiva, che hanno cicli ovulatori; nelle sue forme più lievi, si stima che ne soffra il 40% delle donne nella stessa fascia di età.
Il corredo sintomatologico è caratterizzato da sintomi affettivi (depressione, irritabilità, ansietà, esplosioni di rabbia, isolamento sociale) e somatici (mastodinia, gonfiore addominale, mal di testa, edemi alle estremità), che si manifestano nella fase luteinica, scompaiono entro quattro giorni dall'inizio della mestruazione e non ricompaiono fino ad almeno il 13° giorno del ciclo.
Questi sintomi determinano un’influenza decisamente negativa nelle prestazioni fisiche, psicologiche e sociali della donna.
L'eziologia della sindrome premestruale non è ben conosciuta; molto probabilmente è da attribuirsi a un’alterazione di origine ormonale ( basso livello di progesterone durante la seconda fase del ciclo), che determina modificazioni biochimiche sul sistema nervoso centrale (vie serotoninergiche), con conseguente riduzione delle concentrazioni plasmatiche di serotonina.
Vengono tuttavia chiamati in causa nella patogenesi di questa “malattia” anche fattori di origine nutrizionale (deficit di magnesio e/o vitamina B6), intolleranza ai carboidrati e fattori ambientali tra cui lo stress.
Data l'origine multifattoriale di questo disordine clinico, anche il trattamento deve prevedere un approccio integrato che utilizza terapie convenzionali e non.
Nelle pazienti con sintomi moderati, si ricorre a una terapia di supporto, mediante informazione e rassicurazione, l'esercizio aerobico e cambiamenti nella dieta (diminuzione di caffeina, riduzione dell'assunzione di sodio, dieta povera di grassi e ricca di fibre).
Sembra utile anche una supplementazione di magnesio (favorisce il rilassamento muscolare uterino e la vasodilatazione), di vitamina B6 (effetto positivo sui neurotrasmettitori), di calcio (migliora l'umore e i sintomi somatici) e di vitamina E (riduce la mastodinia).
Nelle forme più severe può essere necessario ricorrere a trattamenti farmacologici specifici (fluoxetina), assunti da 7 a 14 giorni prima del ciclo mestruale, personalizzando il giorno di inizio poco prima dell'attesa comparsa dei sintomi.
Quindi cari mariti e figli siate pazienti e “sopportate” le vostre compagne e madri in quei giorni: non sono impazzite ma solo un po' “malate” inconsapevolmente e soprattutto temporaneamente!!!•
a cura dott.ssa Claudia Filidi
ginecologo