«Ai bambini diamo pochi giochi e nessuna tecnologia... lasciamoli liberi di giocare: virtuale e immaginazione sono come il diavolo e l’acqua santa!»
Paolo Crepet, psichiatra e sociologo già intento nella stesura del suo prossimo libro, che uscirà nel 2022 e si intitolerà Il metodo Crepet, non si stancherà mai di dirlo: «Il gioco più importante per la crescita di un bambino è il gioco che lui svolge liberamente; non quello che esegue. Possono bastare venti matite colorate o dei fogli di cartoncino per scatenare la messa in moto dell'immaginazione».
Professore che rapporto c'è tra tecnologia e immaginazione?
«Sono come il diavolo e l'acqua santa. Non sono per niente propenso a giustificare un uso eccessivo di tablet e telefonini, lasciati in mano anche ai più piccoli e che spesso assumono il ruolo di baby sitter mentre i genitori fanno altro. Almeno fino alla scuola primaria, ritengo che l'utilizzo della tecnologia non sia né urgente né educativo. Giocare, leggere e sperimentare usando i sensi, i più diversi materiali, anche i più semplici, creatività e immaginazione restano gli unici stimoli necessari».
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Tecnologia ridotta ai minimi termini anche sui banchi di scuola?
«Capisco che la tecnologia sia diventata una facilitazione per molti insegnanti, ma sinceramente penso sia molto più urgente far ritornare i bambini alla loro sensorialità collettiva.
A livello didattico, l'insegnante deve fare l'insegnante; non il venditore di tecnologie. Non capisco questa corsa alla pratica della tecnologia in classe e sono davvero molto preoccupato della declinazione ipertecnologia che sta assumendo l'educazione scolastica.
Non sono certo un anti-tecnologico, ma credo vada usato il buon senso e ridotto l'utilizzo di i-pad e telefonini che non favoriscono certo l'apprendimento.Anche per questo userei la vostra bellissima rivista per lanciare un appello ai genitori per le feste natalizie...».
Quale?
«Regalate pochissimi giocattoli e nessun aggeggio tecnologico»
Non sembra molto ottimista sulla condotta dei genitori di oggi, è così?
«A parte qualche felice eccezione, abbiamo un disastro pedagogico davanti a noi. Mi dispiace dirlo, ma qui veramente stiamo rischiando di crescere futuri adolescenti senza identità, autonomia, incapaci di senso critico e, quel che è peggio, inclini all'odio. Oggi dipendenti dalle tecnologie, domani da alcol o droghe. E perché? Perché non hanno più immaginazione, sono automi figli di altri automi, volendo usare un eufemismo. Con i social ci siamo completamente giocati la libertà, quella vera. E se non abbiamo il coraggio di dire dei "no" ai nostri figli e di smettere di dar loro tutto e subito, difficilmente li salveremo da un futuro in cui saranno dipendenti da qualcuno o da qualcosa».
Che consiglio può dare allora agli educatori, nativi digitali e non?
«Le nuove tecnologie non cambiano i bisogni dei nostri figli. Il ruolo dei genitori rimane sempre lo stesso di sempre. Porre limiti, regole, ma anche lasciare ai bambini il diritto alla noia. La noia stimola l'immaginazione, l'inventiva e scatena le passioni in grado di riparare anche quel che si è "rotto", incrinato, nelle situazioni più difficili. Basta poco per dare validissime alternative alla dipendenza da schermo: un cortile sotto casa, una passeggiata in mezzo alla natura, la lettura di un bel libro. I bambini hanno un grandissimo potere immaginativo che, non lo dimentichiamo, può essere anche inconsapevolmente terapeutico».
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ALESSANDRA TESTA
giornalista, direttrice responsabile Rivista Etica "Genitori"
CONTATTI e-mail: redazione@bambiniegenitori.it
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