L’uso delle nuove tecnologie da parte dei bambini è sicuramente un argomento di grande attualità. La televisione, a differenza di queste nuove tecnologie, è stata presente nell’infanzia di tutti noi.
Uno dei fattori di attrazione della TV è che ha un potere tranquillizzante e consolatorio. La televisione rappresenta per i bambini una presenza invariabile e prevedibile. Il problema principale è però che la televisione prende spesso il posto del gioco libero, che invece dovrebbe essere l’attività principale in età scolare.
Ricordiamo, non senza nostalgia, i cartoni, le sigle e persino le pubblicità dei programmi che vedevamo da piccoli. E oggi è ancora così? Cos’è cambiato? Se una volta dovevamo aspettare una settimana per vedere il proseguo della nostra serie televisiva preferita, oggi non è così, perlopiù le storie si concludono all’interno dei 5 minuti di programmazione. I programmi poi sono sempre più veloci e questo fa si che il cervello dei bambini stia cambiando. Il “cervello video”, infatti, conseguenza dell’alfabetizzazione tecnologica, è abituato a una mole di stimolazioni che provocano reazioni neuromuscolari intense e non mentali. Come conseguenza, purtroppo, notiamo che i bambini oggi quando devono seguire dei ritmi più lenti, delle spiegazioni, o hanno dei tempi vuoti si “annoiano”. Invece questa “lentezza”, è ciò che permette al cervello di assimilare le informazioni e non essere soltanto bombardato da esse.
L’aumento delle emittenti televisive ha fatto sì che nei canali infantili ci sia una griglia di cartoni 24 ore su 24. Questo determina inevitabilmente un aumento delle ore che i bambini possono passare davanti alla TV. Appena finisce un cartone ne ricomincia subito un altro e diventa difficile staccare i bambini dallo schermo. La percentuale dei bambini che frequentano la scuola materna e che passano più di 2 ore al giorno davanti alla TV è di più di 7 bambini su 10, e tra i 6 ai 10 anni sono quasi 9 bambini su 10.
Bisognerebbe che fossero gli adulti a scegliere i programmi da far vedere ai bambini e a dare loro dei tempi settimanali limitati. Le immagini hanno un forte impatto sulle menti in sviluppo, perciò è bene non lasciarli da soli davanti alla TV e commentare insieme a loro i programmi che vedono.
Per quanto riguarda non la quantità ma la qualità di quello che guardano i bambini, ci sono secondo noi, due categorie di cartoni sulle quali bisogna fare attenzione perché essi assorbono contenuti e valori dei programmi che vedono. La prima categoria è quella dei superpoteri. Questi cartoni riescono facilmente a coinvolgere i bambini che subito s’identificano con il supereroe. Il fenomeno in sé non è negativo, e risponde al fatto che i bambini in realtà devono affrontare delle sfide quotidiane impegnative, rispetto alle quali è normale si sentano impreparati. L’aspetto più critico è però che in queste storie i personaggi non hanno bisogno degli altri.
Avvicinateli piuttosto a cartoni tipo “Doraemon” dove il bambino viene aiutato dai poteri del suo amico fantastico, interagendo con lui, come succede nei racconti della fiaba classica.
Il secondo tipo di storie che non ci convince è quello di cartoni dove la figura del padre è un po’ ridicolizzata. Dai Griffin ai Simpson, o persino in chiave soft Peppa Pig, assistiamo a delle parodie dell’autorevolezza genitoriale che minano la fiducia negli adulti come persone affidabili, e rendono l’infanzia sempre meno ingenua. Siamo proprio sicuri che i nostri bambini abbiano bisogno di questo tipo di famiglie a cui ispirarsi? Ci sono invece cartoni con dei modelli molto positivi, come “Caillou”, o “Charlie e Lola”, che possono essere un potente alleato educativo.
In conclusione, sarebbe meglio che fossimo noi adulti a scegliere i programmi da far vedere ai nostri figli e commentare insieme a loro ciò che vedono.
a cura dott.ssa Laura Rodrigo
psicologa psicoterapeuta