Gli adolescenti possono costruirsi degli “anticorpi” per far fronte agli insuccessi e imparare a diventare adulti responsabili grazie alla presenza non giudicante dei genitori.
In una società incentrata su canoni di bellezza irraggiungibili, i figli adolescenti sono spinti a cercare strategie di qualunque tipo, pur di ottenere apprezzamento e un maggior numero di like sui Social. Lo stereotipo di bellezza di un fisico magro ed esile, si traduce in diete drastiche, che sfociano perfino in veri e propri disturbi alimentari. Sempre più spesso, infatti, nei giovani si riscontrano problematiche come bulimia nervosa, anoressia e “binge eating”. A questo proposito, potrebbe interessarti leggere: "Teenagers e disturbi alimentari".
Social, successo e figli: come sono collegati?
Ne parliamo con Elisa Stefanati, psicologa, psicoterapeuta e giornalista specializzata nei temi della salute.
Dottoressa, secondo la sua esperienza, il mondo dei Social Media può davvero influire così tanto?
«I fattori che contribuiscono allo sviluppo dei disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono complessi e includono:
- componenti biologiche, ad esempio anomalie di alcuni neurotrasmettitori come la serotonina;
- componenti psicologiche, quali esperienze pregresse di perdita, maltrattamento o abuso e interazioni disfunzionali “bambino-caregiver”, che influiscono sull’autostima e che possono essere correlati- ad ansia, depressione, insicurezza e tendenza al perfezionismo;
- componenti socio-culturali, che includono pressione sociale per il raggiungimento di ideali di bellezza spesso utopistici e per il perseguimento di successo e perfezione ad ogni costo.
Bisogna tener conto di come i ragazzi di oggi siano sottoposti, fin da bambini, alla pressione di media e modelli sociali che diffondono una precisa idea di bellezza, ispirata non solo alla magrezza ma anche al controllo dell’immagine.
Tantissimi adolescenti trascorrono ore a scattare foto e selfie che, prima di essere pubblicati, vengono rigorosamente manipolati con programmi e filtri specifici, al fine di eliminare ogni difetto. Per i ragazzi, che spesso vivono in funzione del numero di like ricevuti, il fenomeno può rivelarsi molto pericoloso».
Il successo dei “ritocchi”: come gestirlo nei figli?
Oltre alla dipendenza dai fotoritocchi, assistiamo al ricorso a trattamenti di medicina estetica precoce, anche prima dei 18 anni.
Dottoressa, cosa si nasconde dietro a questo meccanismo e come dovrebbe essere gestito dai genitori?
«Questo meccanismo può rappresentare un possibile segnale di insicurezza personale, che porta a un disturbo specifico, definito “dismorfismo corporeo”, che in tal caso è caratterizzato dal ricorso continuo ed eccessivo a interventi chirurgici non giustificati da necessità mediche.
La persona è spinta all’intervento per migliorare il proprio aspetto e, di conseguenza, acquisire una maggiore sicurezza di sé. Tuttavia, la soddisfazione e le emozioni positive hanno una durata minima. Le emozioni negative tornano a prendere il sopravvento, insieme al desiderio/necessità di ricorrere a un altro intervento, che non sarà l’ultimo. Questa “fuga dai sentimenti negativi”, in realtà è un sintomo che nasconde un bisogno più grande».
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Quando l’intervento diventa pericoloso per i figli
Dottoressa, quali sono i campanelli d’allarme che i genitori dovrebbero attenzionare?
«L’aspetto patologico si manifesta nel momento in cui si inizia a vivere in funzione del proprio difetto fisico, che diventa un chiodo fisso, tanto da condizionare i rapporti con gli altri, le uscite con gli amici, arrivando a compromettere anche l’umore.
I genitori possono avere un ruolo importante: è fondamentale essere accoglienti e non giudicanti per riuscire ad accompagnare i propri figli verso un percorso di accettazione di sé stessi e del proprio corpo».
Quali ulteriori segnali di disagio si possono “leggere” nel corpo di un adolescente?
«Non tutti si accorgono che, spesso, il bisogno di esprimere sofferenze e disagi passa soprattutto attraverso il corpo. Assistiamo a un aumento preoccupante di casi di autolesionismo tra i giovani: gli adolescenti si tagliano, si bruciano e questi quadri psicopatologici sono in preoccupante aumento. Purtroppo, vi è anche la tendenza a usare la propria pelle come una tela, mediante tatuaggi, piercing e altre applicazioni che, se fatte in giovane età e in maniera eccessiva, rischiano di diventare un’arma a doppio taglio nel futuro, obbligandosi a vivere in un corpo che si potrebbe non riconoscere più come proprio.
La presenza costante dell’adulto che svolge la funzione di regolatore e mediatore delle emozioni è fondamentale. Attenzione:
- presenza non significa controllo, ma uno sguardo attento, accogliente, che incoraggi il dialogo, la condivisione, la partecipazione curiosa alla vita dei figli, tenendo il più possibile fuori il giudizio. Ai ragazzi deve anche essere concesso di sbagliare, di compiere atti di ribellione con il chiaro intento di costruire il senso di responsabilità. Non è mai giusto sostituirsi a un figlio o pretendere che non sbagli mai, perché anche l’errore può essere un grande maestro di vita;
- bisogna dare sempre delle regole, fare un patto con i figli su ciò che è ammesso e ciò che non lo è. Il giovane deve imparare cosa significa misurarsi con la norma. Se non si dà loro delle regole e un contenitore, come possiamo pensare che sappiano distinguere tra ciò che è giusto e sbagliato o pericoloso, o se può far danno a sé stessi o agli altri? Solo misurandosi con le regole i ragazzi sapranno sviluppare il proprio senso di colpa e assumersi la responsabilità e le conseguenze delle proprie azioni».
Infine, ricordiamo: prevenire è meglio che curare
Non dimentichiamoci mai dell’importanza della prevenzione e di un intervento precoce da parte dei genitori basato sui primi sintomi... meglio un falso allarme che una sottovalutazione che porta alla cronicizzazione del comportamento disturbato del proprio figlio.
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CLAUDIA BRATTINI
farmacista, giornalista e scrittrice esperta in divulgazione scientifica nell’ambito della salute
CONTATTI instagram: @claudia_brattini
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