“Non si vede bene che col cuore…l’essenziale è invisibile agli occhi”

“Addio”, disse la volpe. “Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”. “L’essenziale è invisibile agli occhi”, ripeté il piccolo principe, per ricordarselo.

È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa, che ha fatto la tua rosa così importante”. “È il tempo che ho perduto per la mia rosa…”, sussurrò il piccolo principe per ricordarselo. “Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…”. “Io sono responsabile della mia rosa…”, ripeté il piccolo principe per ricordarselo.Per i nostri piccoli principi e le nostre piccole principesse gli occhi, il corpo, il tono di voce, il nostro odore, la nostra postura, tutto comunica la nostra anima... Un pezzo di come siamo, le nostre intenzioni, le nostre emozioni, i nostri vissuti, parte della nostra storia... Chi ha un figlio avrà avuto l’esperienza almeno una volta, in un momento di stress o di ansia, di vedere il proprio bambino inquieto, angosciato, o più piagnucolone, questo perché noi siamo capaci di comunicare anche senza bisogno di parole, perché trasmettiamo le nostre emozioni, a volte, anche nostro malgrado, senza la nostra consapevole intenzione.

Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione, il contenuto viene espresso dal linguaggio verbale, mentre l’aspetto di relazione viene espresso soprattutto attraverso mezzi non verbali, come l’atteggiamento, i gesti, l’espressione del volto, il tono della voce, la sua modulazione.

Nell’interazione con un bambino è molto facile capire quanto la componente relazionale sia fondamentale e sia spesso più importante e incisiva di quella di contenuto (soprattutto con i bambini molto piccoli), la componente relazionale che esprimiamo attraverso la meta comunicazione, definisce i ruoli delle persone coinvolte nella comunicazione... Dal nostro modo di adulti comunicare, di essere in relazione agli altri e di esprimere le nostre emozioni, dipenderà il modo di stare al mondo del nostro bambino, il suo modo di comunicare in sintonia con le proprie emozioni, la sua consapevolezza della potenza espressiva di ognuno di noi.

Così il rimproverare diventa “sgridare” , il NO è più efficace se viene anche “mimato”, il nostro ruolo di educatori viene chiarito dalla nostra posizione, dal tono della nostra voce, che si addolcisce e anticipa le braccia nelle coccole.

Anche il bambino sente chiarito il suo ruolo dalla nostra comunicazione non verbale, viene messo “al suo posto”, sa cosa aspettarsi quando comincia a capire e ad interpretare un determinato atteggiamento, comincia ad imparare anche a riconoscere le emozioni e la loro espressione. Per questo motivo è importante che noi stessi siamo consapevoli di quello che “sta intorno” al linguaggio, dell’importanza che il messaggio, il contenuto, siano coerenti con quanto espresso anche dal nostro corpo, dalla nostra mimica, dalle nostre emozioni... Questo infatti comporterebbe una confusione che il bambino non riuscirebbe a spiegarsi o tollerare, portando anche in molti casi a disturbi di gravità diverse.

In terapia viene chiamata “doppia attenzione” quella che ci permette di ascoltare l’altra persona e noi stessi nello stesso momento, nell’interazione con il bambino utilizzo questo concetto perché mi sembra rendere l’idea, sarebbe utile che noi riuscissimo ad essere consapevoli di quanto esprimiamo, di cosa comunichiamo contemporaneamente con il nostro corpo e con le parole, e anche dell’effetto che quanto comunicato sortisce sul bambino, in modo da calibrare il messaggio in base alla sua risposta.

a cura dott.ssa Annalisa De Vincenzo
psicologa e psicoterapeuta