Ti sei mai chiesto perché tuo figlio ha spesso raffreddore, tosse o lamentele per il "catarrino in gola"?
Le neuroscienze ci spiegano che il nostro organismo è dotato di un sistema complesso chiamato PNEIM – Psico, Neuro, Endocrino, Immunologico, Metabolico – che ci permette di adattarci alle condizioni di stress, inclusi gli stimoli alimentari. Quando però il corpo utilizza soprattutto le vie non immunitarie per reagire, si possono manifestare sintomi fisici e psichici che non sempre colleghiamo all’alimentazione.
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Quali segnali fisici e comportamentali potrebbero nascondere un’intolleranza alimentare?
Alcuni segnali possono sembrare banali o scollegati, ma in realtà fanno parte di un quadro più ampio:
- Tosse persistente
- Catarro continuo
- Cefalea frequente
- Diarrea o stitichezza
- Iperattività o sonnolenza
- Insonnia o difficoltà di concentrazione
Questi sintomi possono derivare da una disbiosi intestinale, cioè un’alterazione della flora batterica, spesso causata da una cattiva alimentazione e da intolleranze alimentari non diagnosticate. I bambini, in particolare, sono molto sensibili a questi squilibri.
Cosa c’entrano le coliche e le merendine con la sua iperattività?
Molti bambini che mostrano segni di irrequietezza, iperattività o difficoltà di attenzione hanno una storia di:
- Coliche gassose
- Episodi di gastroenterite
- Alimentazione disordinata o eccesso di dolci, latticini, carboidrati raffinati
Una dieta ricca di merendine, biscotti, succhi di frutta confezionati, cioccolato e caramelle, oltre a contenere additivi poco salutari, può alterare l’equilibrio intestinale e favorire l’accumulo di tossine. Questo genera uno stato infiammatorio che si riflette anche sul comportamento e sulla salute mentale del bambino.
Come possiamo aiutare i nostri figli a stare meglio attraverso l’alimentazione?
L’approccio più efficace è non cercare etichette, ma osservare con attenzione ogni singolo caso. Una diagnosi affrettata può generare ansia e disagi futuri. Invece, è più utile:
- Ridurre l’eccesso di cibi industriali e zuccheri
- Aumentare l’assunzione quotidiana di frutta e verdura (meglio se biologiche)
- Favorire una dieta equilibrata e variata, ricca di fibre, vitamine e sali minerali
Queste semplici abitudini nutrono il corpo, rafforzano il sistema immunitario e migliorano anche l’umore e la concentrazione.
Il segreto per crescere bene? Amore e consapevolezza a tavola.
Il modo in cui offriamo il cibo è importante quanto il cibo stesso. Alimentare nostro figlio deve essere un gesto d’amore, privo di ansia, forzature o distrazioni come TV e giochi. Se rifiuta il cibo, non imponiamoci, ma chiediamoci cosa ci sta comunicando: ha già mangiato qualcosa prima? È sazio? Non gradisce quel sapore? Sta cercando attenzione?
Il cibo è un messaggio, non solo nutrimento.
Rispettare i suoi segnali, insegnargli ad ascoltare il suo corpo e offrirgli cibi semplici, gustosi e salutari è un dono prezioso. È un atto di educazione e di amore che lo accompagnerà per tutta la vita.
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CARMELA TRAVAGLINI
medico chirurgo, specialista in Pediatria, Agopuntura, Omotossicologia, Kinesiologia
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