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I bambini apprendono da ciò che vedono: se crescono in un contesto che valorizza impegno, rispetto e accettazione di sé, interiorizzano questi principi fondanti per la loro vita
Oggi abbiamo la consapevolezza scientifica che per conservare vitalità e benessere anche da grandi, i bambini debbano trovare protezione, serenità e soprattutto soddisfazione dei loro bisogni fino a che non siano pronti ad andare nella vita. Le parole e i gesti dei genitori giocano quindi un ruolo fondamentale, perché permettono ai bambini piccoli di costruirsi un’immagine di sé attraverso il riconoscimento e il sostegno dei loro punti di riferimento.

Questo contenuto? È Certificato!
Se sto scrivendo qui, sul blog e sulla rivista etica per Genitori, è perché l’Ente italiano “Bambini & Genitori”, la prima Community NOprofit nel panorama educativo nazionale, ha certificato l’etica di quello che stai leggendo.
Grazie al suo Comitato Scientifico, che vede nomi autorevoli come Paolo Crepet, Maria Rita Parsi, Alberto Pellai e Daniele Novara veri luminari sull’educazione genitoriale; ha ritenuto che questi contenuti seguano le linee-guida educative del terzo millennio, siano pedagogicamente corretti e propedeutici allo sviluppo degli adulti di domani, quindi buon proseguimento!
Come cambia il senso di sé nei bambini e negli adolescenti?
L’identità - il Sé - si può arricchire durante lo sviluppo aprendo i figli a prospettive e potenzialità di vita, o rinchiudersi in sfere limitate che li impoveriscono, li tolgono significato, innescano conflittualità con altre persone. Quando si parla di identità ci si riferisce alla costruzione del proprio mondo interno, all’insieme di valori basilari, all’immagine di sé; ma anche al modo di muoversi, parlare ed esprimersi. E una delle componenti più importanti dell’identità è quella di genere: il maschile e il femminile, che è alla base di difficoltà e squilibri nati nell’infanzia, in quello spazio-tempo in cui si definiscono gran parte delle linee dello sviluppo e della vita futura.
Nella fase adolescenziale, cambiando i punti di riferimento, cercheranno conferme esterne nel gruppo dei pari e potranno essere più vulnerabili alle critiche. Per un figlio, sapere che un genitore nutre e nutrirà fiducia in lui, che lo accetta e crede nelle sue potenzialità, lo aiuta ad accrescere la stima di sé e a essere più sicuro.
Non va mai dimenticato che un figlio più sicuro, è un figlio meno condizionabile dagli altri e dal gruppo, cercherà meno l’omologazione sociale e avrà più autonomia.
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Possono avere un impatto ambivalente, da un lato rafforzare l’autostima attraverso il senso di appartenenza e la condivisione delle proprie passioni; dall’altro, il confronto costante e la ricerca di validazione possono minare la sicurezza in sé. Se vuoi approfondire: 6 strategie per guidare i figli nel loro viaggio digitale
Per questo è importante imparare anche a cogliere le insicurezze di un figlio e ad incoraggiarlo, altrimenti con il tempo si rischia di cucirgli addosso delle etichette con le quali si identificherà, perdendo l’integrazione e il benessere originari.
Infatti, se non c’è protezione sufficiente e attenzione ai bisogni fondamentali si formeranno pericolose alterazioni del nucleo profondo del Sé:
- perdita di contatto con le capacità vitali;
- disagi;
- malesseri.
Se si lacera la continuità delle esperienze positive, il bambino vivrà ogni cosa come:
- precaria;
- pericolosa;
- angosciante.
Quando il bambino è costretto troppo precocemente ad occuparsi di sé e ad affrontare senza protezione le difficoltà della vita, si instaura in lui un senso di paura. Il nucleo del Sé, reso fragile, si aggrappa a immagini esteriori di forza e tenta di compensare le carenze profonde inseguendo false sicurezze.
Strategie per sostenere la crescita emotiva
Educare alla felicità significa insegnare ai nostri figli a sentirsi adeguati, amati e capaci di affrontare le sfide della vita. Un cammino che inizia da piccoli, con il sostegno di adulti presenti e consapevoli.
Ecco le 5 mosse pratiche per crescere figli felici:
- dare valore all’impegno, non solo al risultato: lodare la perseveranza più che il successo;
- insegnare l’errore come parte della crescita: aiutare i ragazzi a non temere il fallimento:
- ascoltare senza giudicare: creare uno spazio di dialogo in cui si sentano liberi di esprimersi;
- essere un modello positivo: mostrare autostima e rispetto di sé attraverso il nostro comportamento;
- favorire l’autonomia: permettere ai bambini e ai ragazzi di prendere decisioni e affrontare le conseguenze.

MARIA ELENA RASCHI
psicologa esperta di sostegno alla genitorialità
CONTATTI telefonici: 338.293.95.30
web: dottoressaraschi.it
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