“Dottore mi fanno male le ovaie...” Tante volte ci troviamo di fronte donne che lamentano disturbi nella regione bassa dell'addome, e ritengono che la causa sia la presenza di qualche problema sulle ovaie.
Il dolore pelvico in realtà può essere di origine ginecologica (apparato riproduttivo) o non ginecologica (altri organi pelvici).
Si può presentare in maniera acuta o cronica, e può essere di natura organica o di probabile natura psicogena.
Per formulare una diagnosi sono importanti l'anamnesi, per valutare la natura del sintomo, la sua correlazione con il ciclo mestruale, i sintomi associati, le modalità di insorgenza, l'intensità e la durata, e l'esame pelvico, per la valutazione dell'apparato riproduttivo.
Il dolore pelvico acuto (DPA) di pertinenza ginecologica generalmente insorge improvvisamente ai quadranti addominali inferiori, e successivamente può coinvolgere tutti i quadranti addominali.
Nella donna fertile è essenziale valutare la possibilità di una gravidanza, attraverso il dosaggio plasmatico delle BetaHCG e l'esecuzione di un'ecografia pelvica transvaginale, per escludere una minaccia d'aborto o una gravidanza extrauterina in caso di positività del test.
In donne non gravide la diagnosi differenziale deve prendere in esame altre possibili cause di DPA, come la malattia infiammatoria pelvica (PID), dovuta all'ascesa di agenti infettivi dal canale cervicale al tratto genitale alto, un corpo luteo emorragico, la torsione e/o rottura di una cisti ovarica, la torsione di un fibroma peduncolato, la degenerazione ischemica di grossi fibromi, etc...
La sintomatologia dolorosa, tuttavia, può insorgere anche per cause non ginecologiche.
La presenza di anoressia, nausea, vomito, diarrea e tenesmo possono far orientare verso un'origine intestinale del sintomo (appendicite, diverticolosi, occlusione e/o volvolo intestinale); il bruciore e dolore alla minzione sono sintomi generalmente associati all'apparato urinario (infezioni, calcoli).
Si definisce dolore pelvico cronico (DPC) una sintomatologia dolorosa costante o intermittente localizzata nella pelvi, che persista da almeno 6 mesi, di sufficiente severità da causare disabilità funzionale o da richiedere cure mediche.
E' una condizione che può interessare il 15% delle donne in età riproduttiva; i possibili fattori eziologici sono molteplici e non traggono sempre origine dall'apparato genitale.
Possibili cause ginecologiche di DPC sono endometriosi, adenomiosi, flogosi pelviche croniche, fibromi, varicocele pelvico, dismenorrea primaria, aderenze, etc...
Tuttavia vanno prese in considerazione anche patologie non ginecologiche, ma urologiche (cistite interstiziale, infezioni urinarie croniche, urolitiasi), gastrointestinali (colon irritabile, malattie infiammatorie intestinali, colite spastica, diverticolosi, etc), muscolo-scheletriche (fibromialgia, alterazioni posturali, discopatie, osteoartrite) e neurologiche (neuropatie pelviche).
Bisogna ricordare che anche fattori psicologici e sociali svolgono un ruolo nell'eziologia del DPC, come ansietà e depressione, ipocondria e somatizzazione, disturbi alimentari, precedenti di violenza fisica o abuso sessuale.
Da quanto detto si può concludere che è sicuramente consigliabile un approccio multidisciplinare, secondo il quale il sintomo doloroso viene affrontato attraverso un contributo plurispecialistico (ginecologo, urologo, internista, neurologo, psicologo) sia in fase diagnostica che terapeutica.
Tuttavia, purtroppo, una corretta diagnosi etiologica del dolore pelvico è un compito talora molto impegnativo, spesso lungo e infruttuoso, con conseguenti frustrazioni per la paziente e il curante! •
a cura dott.ssa Claudia Filidi
ginecologo