Non si può piacere a tutti! Come insegnarlo ai figli, soprattutto se adolescenti?

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Si può insegnare ai figli che non si deve piacere a tutti? Scopri strategie pratiche per educare all’autenticità, ai confini e all’autostima nell’era dei social.

I social sono ormai entrati così tanto nella nostra vita che non ci accorgiamo neanche più di quanto abbiano condizionato il nostro modo di pensare e di interagire.

Il bisogno di avere dei like, dei followers, il mito di fare gli influencer…

Sono ormai argomenti che ci sembrano passati, mentre in realtà sono sempre più attuali e insidiosi.

Quando pensiamo a chi oggi soffre della paura di essere impopolare, ci vengono in mente i nostri giovani adolescenti. In realtà, questa paura è fortemente percepita da noi adulti, dunque, dai genitori che dovrebbero essere coloro che offrono l’esempio ai figli.

Questo contenuto? È Certificato!

Se sto scrivendo qui, sul blog e sulla rivista etica per Genitori, è perché l’Ente italiano “Bambini & Genitori”, la prima Community NOprofit nel panorama educativo nazionale, ha certificato l’etica di quello che stai leggendo.

Grazie al suo Comitato Scientifico, che vede nomi autorevoli come Paolo Crepet, Maria Rita Parsi, Alberto Pellai e Daniele Novara veri luminari sull’educazione genitoriale; ha ritenuto che questi contenuti seguano le linee-guida educative del terzo millennio, siano pedagogicamente corretti e propedeutici allo sviluppo degli adulti di domani, quindi buon proseguimento!

Quando il giudizio degli altri guida le nostre scelte

Tra le emozioni più ricorrenti – e considerate disfunzionali – al primo posto il più delle volte troviamo la paura di non essere all’altezza, di non essere stimati o apprezzati. Sul luogo di lavoro, all’interno del gruppo di amici, in famiglia.

Non tanto per il fallimento che questo potrebbe comportare, quanto per la paura che questo possa essere visibile all’esterno.

Che qualcuno se ne accorga.

Che la nostra immagine si incrini.

Cosa succede quando si ha un così grande bisogno di stima?

Spesso chi investe tante aspettative nel riconoscimento esterno delle sue qualità, del suo essere amabile, tende ad essere molto seduttivo nel senso relazionale del termine:

  • cerca consenso,
  • evita il conflitto,
  • modella sé stesso in base a chi lo circonda
  • evita di prendere una posizione.

In psicologia si parla talvolta di atteggiamento “camaleontico”: adattarsi continuamente agli altri per evitare l’esclusione.

Chi ha bisogno in modo importante del consenso altrui, può:

  • diventare incapace di prendere decisioni impopolari
  • avere difficoltà nel dare feedback chiari
  • rendersi eccessivamente disponibile facendosi carico di responsabilità non proprie

Nell’ambito relazionale e personale, la paura di non essere amati o di non essere “popolari” porta spesso ad assumere ruoli molto impegnativi da sostenere nel tempo.

Ad esempio, pensate a coloro che dicono sempre di sì, che si offrono, che faticano a mettere dei limiti. Spesso queste persone, sono anche coloro che tendono a confondere l’amore con la compiacenza.

Un’espressione volutamente forte, usata in psicologia strategica, è quella di “prostituzione relazionale”: quella dinamica per la quale pur di mantenere il legame o l’approvazione dell’altro, si rinuncia a sé stessi, ai propri bisogni. Pagando un prezzo altissimo, fatto di:

  • frustrazione
  • risentimento
  • stanchezza emotiva
  • relazioni sbilanciate

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Cosa imparano i figli dal nostro bisogno di approvazione?

I figli osservano molto più di quanto ascoltino e questo implica che:

  • se vedono un genitore incapace di dire no, spaventato dal giudizio altrui, interiorizzeranno che il valore personale dipende dall’approvazione esterna.

Se il genitore è costantemente orientato al giudizio esterno, il messaggio implicito diventa chiaro: conti se piaci, esisti se sei approvato. Che la stima e il sostegno altrui è una priorità, a qualunque prezzo.

  • Se vedono un adulto capace di assumersi la responsabilità delle proprie scelte, anche quando sono impopolari; capace di tollerare il dissenso; capace di restare coerente ai propri valori pur senza arroganza, allora apprenderanno una lezione fondamentale: non si può piacere a tutti, e non è necessario farlo per essere degni.

Perché è così difficile accettare di non piacere a tutti?

Perché essere esclusi, criticati o non approvati – anche da pochi - tocca un bisogno primario per noi essere umani: il bisogno di appartenenza.

L’essere umano è biologicamente orientato alla relazione, ma questo chiede, a ciascun individuo, di fare durante il processo di maturazione, qualcosa di molto difficile: integrare due bisogni, quello di appartenere e quello di differenziarsi.

Insegnare ai figli che non si può piacere a tutti significa aiutarli a:

  • distinguere tra approvazione e valore personale
  • imparare a tollerare la frustrazione del conflitto e del dissenso
  • accettare che ogni scelta comporta una rinuncia
  • costruire un’identità che non sia fondata solo sul consenso

Da un punto di vista pratico, come possiamo farlo concretamente?

Se abbiamo detto che il più grande insegnamento arriva dall’esempio, piuttosto che dalle “prediche”, allora fondamentale sarà, all’interno delle nostre famiglie, lavorare su questi aspetti:

  1. Dare a tutti i membri il permesso al dissenso.

Permettere a tutti i membri della famiglia, figli inclusi, di avere delle opinioni contrastanti, può essere davvero prezioso. Accogliere le opinioni diverse senza viverle come attacchi personali è un grande esempio di autorevolezza.

  1. Mostrando i nostri “no” con serenità.

Nessuno vorrebbe ricevere delle imposizioni dagli altri; spiegare le nostre scelte, i nostri “no”, non è debolezza, o giustificazione, ma un modo per educare ai nostri figli come ragionare, quali criticità cogliere, quali problematiche si possono celare dietro alle loro richieste – apparentemente innocue. 

  1. Normalizzando l’impopolarità.

 Raccontare episodi in cui abbiamo fatto scelte controcorrente, situazioni in cui ci siamo sentiti in difficoltà, spiegare cosa ci ha guidato nel percorrere certe scelte piuttosto che altre, nel tempo aiuta a normalizzare una posizione: quella di coloro che non seguono la massa, ma sviluppano un pensiero personale e critico.

  1. Separando l’errore dall’identità.

Non sei sbagliato se qualcuno non ti sceglie, né se commetti un errore. Non sempre questo è un passaggio facile da farsi, ma è fondamentale – nel tempo – lavorare sulle emozioni connesse a questo tema: senso di colpa (quando sbagliamo), vergogna (quando ci sentiamo sbagliati).

  1. Educando al valore dei confini.

Dire no non è respingere l’altro, è rispettare sé stessi. Insegnare ai nostri figli l’importanza di mettere sani confini non solo è fondamentale per il loro benessere, ma anche per quello delle loro relazioni future.

Forse la vera domanda non è come insegnare ai nostri figli che non si può piacere a tutti, ma:

“siamo disposti noi per primi, a tollerare di non piacere a tutti?”

Perché l’autenticità è un atto educativo silenzioso e ogni volta che scegliamo di essere coerenti, invece che compiacenti, stiamo insegnando ai nostri figli una forma profonda di libertà.

Un ultimo consiglio per il tuo educare

Dai un’occhiata anche agli altri articoli che ho realizzato per “bambini e genitori”: nel blog e nelle riviste etiche trovi centinaia di contenuti autorevoli della nostra Comunità Educante, strumenti concreti e riflessioni pratiche per gestire al meglio la relazione genitori-figli, come questo: Stai davvero proteggendo i tuoi valori… o stai solo scendendo a compromessi?

GIULIA DI SIPIO 
psicologa, consulente genitoriale, counselor e coach, responsabile spazio ascolto "Genitori"

CONTATTI web: giuliadisipio.it
Instagram: @giulia.di.sipio

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