Bullismo social: è un problema degli altri? I nostri figli sono al sicuro?

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Il rientro dalle vacanze a Bologna è stato stravolto da un terribile fatto di sangue in un parco frequentatissimo da tanti bambini, coinvolgendo alcuni adolescenti.

Un ragazzo di appena 16 anni ha perso la vita colpito al cuore da un fendente; un altro, suo coetaneo, avrà la vita rovinata dai sensi di colpa per sempre. Altri due ragazzini, ma anche tutti coloro che erano presenti, continueranno a ripercorrere probabilmente a tempo indeterminato quella maledetta sera sfuggita di mano.

Allarme rosso!

Un'intera comunità è chiamata a interrogarsi e a riflettere su come futili motivi sottovalutati dal mondo adulto possano trasformarsi in tragedia. Emerge un particolare inquietante: parecchi studenti, persino allievi praticamente ancora bambini delle scuole medie, nascondono coltelli nei loro zaini. Per sentirsi più sicuri, sarebbe la motivazione ufficiale.

Ci sarebbe purtroppo l'ombra del bullismo social dietro questa assurda vicenda di cronaca nera ed è proprio la violenza che corre di schermo in schermo e che rischia di amplificare il disagio giovanile uno dei temi affrontati da questo numero della rivista etica Genitori.

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Cosa sta accadendo?

Quando abbiamo iniziato a delegare la nostra tranquillità a marchingegni senza cervello e senza anima? Cosa ci è accaduto? Ma ce lo ricordiamo che quei ragazzi seduti sui muretti con la testa persa in un telefonino sono i nostri figli? Perché abbiamo smesso di occuparci di loro, delle loro paure delle loro frustrazioni? Di guardarli? Di ascoltarli? Di dedicare loro il nostro tempo per parlare insieme ma anche per impartire una sana ramanzina? Eppure li spiamo, geolocalizziamo, conosciamo gli indirizzi di residenza di quasi tutti i loro amici a memoria e sappiamo dove sono in ogni minuto del giorno e della notte.

Questa però non è protezione, questa si chiama invadenza. La vera protezione si offre investendo ore e ore per aiutarli a diventare autonomi, non perdendoli di vista ma accompagnandoli con discrezione nella vita di tutti i giorni. Spingendoli a fare da soli, ma ben equipaggiati.

Essere genitori: qual è il nostro compito?

Questo è il nostro compito: consegnare loro un kit di sopravvivenza fatto soprattutto di buone maniere e rispetto per se stessi e per gli altri. Con regole precise e confini ben delineati, definiti sempre e solo insieme, attraverso una contrattazione fatta sì di divieti ma anche di libertà da conquistare giorno dopo giorno attraverso la fiducia che deve essere reciproca.

Assumere il ruolo degli allenatori, dei giardinieri, dei sovrintendenti, questo dovremmo fare, suggeriscono i nostri compagni di viaggio: lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet, il medico dell'età evolutiva Alberto Pellai e la psicoterapeuta Maria Rita Parsi. Esserci sempre, con il nostro esempio.

E invece, dove siamo finiti?

Noi che ci permettiamo di criticare, offendere e persino aggredire gli insegnanti o il personale sanitario se la vita non gira come vorremmo? Con gli occhi immersi in uno stupido smartphone, magari a scattarci un ridicolo selfie anche noi; ecco dove siamo finiti. Protagonisti inadeguati e spaesati del fallimento del nostro ruolo genitoriale, dell'incapacità generalizzata di trasmettere una anche minima distinzione fra il bene e il male. «Son ragazzi», ci autoassolviamo. Ma di quello sguardo sempre sfuggente manco ce ne eravamo accorti.

ALESSANDRA TESTA
giornalista, direttrice responsabile Rivista Etica "Genitori"

CONTATTI e-mail: redazione@bambiniegenitori.it

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