Essere capitani dei propri figli: che cosa si può fare in concreto per aiutarli superare ansie e stress?

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Anche i bambini più piccoli sperimentano paure, preoccupazioni, tensioni interiori difficili da nominare.

A volte lo fanno con le parole, altre volte con il corpo: mal di pancia, irritabilità, difficoltà a dormire o a stare da soli. Molti genitori pensano che il modo migliore per rassicurare un figlio ansioso sia spiegare: “Non c’è nulla di cui avere paura”. Ma il vero messaggio non passa attraverso le parole. Passa attraverso il nostro atteggiamento. E spesso, quando un bambino è ansioso… lo è anche il suo genitore. Perché?

I bambini assorbono il nostro stato emotivo. Se noi siamo agitati, anche loro lo saranno.
Se noi siamo centrati, sarà più facile per loro ritrovare la calma.

Immagina un passeggero su una nave, durante una tempesta, che guarda il capitano. Se il capitano è tranquillo, lo sguardo vigile ma sicuro, il passeggero si rassicurerà. Ma se vede il capitano correre freneticamente da una parte all’altra, come potrà restare calmo? Tuo figlio è quel passeggero. E tu sei il Capitano. La tua energia regola la sua.

Questo contenuto? È Certificato!

Se sto scrivendo qui, sul blog e sulla rivista etica per Genitori, è perché l’Ente italiano “Bambini & Genitori”, la prima Community NOprofit nel panorama educativo nazionale, ha certificato l’etica di quello che stai leggendo.

Grazie al suo Comitato Scientifico, che vede nomi autorevoli come Paolo Crepet, Maria Rita Parsi, Alberto Pellai e Daniele Novara veri luminari sull’educazione genitoriale; ha ritenuto che questi contenuti seguano le linee-guida educative del terzo millennio, siano pedagogicamente corretti e propedeutici allo sviluppo degli adulti di domani, quindi buon proseguimento!

Se l’ansia si nasconde nei dettagli?

L’ansia nei bambini non si manifesta sempre in modo evidente. A volte, si cela dietro comportamenti che possono sembrare “capricci”. Ad esempio:

  • Sensibilità ai tessuti: tuo figlio si lamenta che i calzini “pungono” o che l’etichetta della maglietta dà fastidio? Potrebbe essere un segnale di sovraccarico sensoriale, spesso legato a stati ansiosi.
  • Evitamento di nuove attività: rifiuta di partecipare a sport, feste o altre esperienze nuove? L’ansia può portare a evitare situazioni in cui non si sente sicuro o teme di non essere all’altezza.

Riconoscere questi segnali è il primo passo per offrire loro il giusto supporto.

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Connessione prima di tutto

Quando tuo figlio è ansioso, la tentazione di “farlo ragionare” subito è forte. Ma non serve.

Anzi, spesso peggiora le cose. Prima serve connessione: “Sembri preoccupato. È normale sentirsi così quando si prova qualcosa di nuovo. Restiamo qui insieme un momento.”

Solo dopo che l’emozione è stata accolta, puoi proporre qualcosa: “Vuoi provare a fare qualche respiro profondo con me? Magari aiuta.” Perché vuoi trasmettergli che le emozioni non si respingono. Si attraversano. Con supporto e strumenti che aiutano. Se desideri approfondire: Sei un genitore “self-esteem”? Scopri i 4 pilastri che sorreggono l’autostima dei tuoi figli

Quando si può lavorare sul mindset?

Il momento di crisi non è il momento giusto per insegnare.
Il vero lavoro emotivo si fa nei momenti tranquilli, quando la mente è più aperta, meno reattiva.

Possiamo aiutare i bambini ad allargare la loro visione:

  • “Ti sei mai sentito così in passato? E poi com’è andata?”
  •  “Pensi che succederà questo, o c’è anche un’altra possibilità?”
  •  “A chi possiamo chiedere aiuto se succede questa cosa che ti preoccupa?”

I bambini hanno una mente naturalmente “ristretta”: vedono tutto bianco o nero. Il nostro compito è aiutarli a scoprire le sfumature. Non per cancellare le emozioni, ma per non restarne intrappolati.

Anche le aspettative generano ansia. La vita frenetica e il senso di dover essere sempre perfetti creano ansia. Viviamo come se fossimo sotto i riflettori.

E i nostri figli… sono diventati un curriculum vivente: documentano quanto siamo “bravi” come genitori. Ma questo ci fa sentire insicuri e senza volerlo trasmettiamo questa insicurezza (e pressione) anche a loro.

4 cose da genitori che possiamo fare in concreto

  1. Lavorare sulla nostra regolazione emotiva.
    Non possiamo chiedere calma a nostro figlio, se siamo i primi a non averla.

  2. Connettere prima di correggere.
    Ogni bambino, prima di ascoltare, ha bisogno di sentirsi visto e accolto.

  3. Insegnare strumenti di coping, non di evitamento.
    Respirare, nominare ciò che si prova, immaginare alternative… sono competenze che si costruiscono nel tempo.

  4. Abbassare il volume delle aspettative.
    Né noi né loro dobbiamo essere perfetti. Dobbiamo solo essere presenti, reali, umani.

Non sempre ci riusciremo, ed è normale. Ma ogni volta che scegliamo di ascoltare prima di correggere, ogni volta che ci fermiamo un momento… stiamo insegnando qualcosa di prezioso.

GIADA ZURLO
educatrice certificata di Disciplina Positiva

CONTATTI web: genitoridiversi.com
Instagram: @genitoridiversi

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