Disturbi alimentari nei figli: cosa possiamo fare davvero, come genitori, per cambiare il loro destino?

In Italia più di 3 milioni di persone convivono con un disturbo del comportamento alimentare e, ogni anno, oltre 3.000 famiglie fanno i conti con conseguenze drammatiche. Numeri che fanno riflettere, soprattutto se pensiamo a quanto il fenomeno stia crescendo tra bambini e preadolescenti.

La pandemia ha inciso profondamente: isolamento, didattica a distanza, lontananza dai coetanei e perdita di momenti evolutivi fondamentali hanno favorito un aumento dei disturbi alimentari di circa il 30%. I più giovani sono stati i più esposti agli effetti indiretti di quel periodo sospeso, spesso senza strumenti emotivi per reggerne il peso.

Eppure, oggi, una speranza concreta c’è. Le terapie sono sempre più efficaci e i dati scientifici lo confermano. Ma c’è una condizione essenziale: intervenire presto e garantire continuità nella cura.

Ed è qui che entra in gioco il ruolo decisivo dei genitori.

Perché non possiamo permetterci di sottovalutare i primi segnali?

Troppo spesso i comportamenti alimentari alterati vengono liquidati come “capricci”, “fasi” o “stranezze” destinate a passare. In molti casi non è così.

I disturbi alimentari sono la punta dell’iceberg di un disagio più profondo: un dolore che trova nel cibo — o nel rifiuto del cibo — un linguaggio per esprimersi. Parliamo di patologie complesse che chiedono ascolto, rispetto e comprensione, non giudizio o minimizzazione.

Riconoscerle significa guardare oltre il piatto.

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Come può un genitore accorgersi che qualcosa non va?

Madri e padri hanno un osservatorio privilegiato. Possono cogliere cambiamenti d’umore, rigidità, ossessioni, isolamento, alterazioni del rapporto con il corpo o con il cibo.

Nei più piccoli è possibile intervenire interpretando per tempo il malessere e confrontandosi con uno specialista. Con i figli più grandi il compito diventa ancora più delicato: accompagnarli nel riconoscere il problema, senza forzature ma senza silenzi.

Offrire speranza, restare presenti, sostenere la richiesta di aiuto: sono passaggi che fanno la differenza.

Quando un genitore si mostra disponibile all’ascolto e disposto anche a mettersi in discussione, il dialogo diventa possibile.

Quanto conta davvero la famiglia nel percorso di cura?

Nella pratica clinica la risposta è chiara: conta moltissimo, a volte in modo decisivo.

Il coinvolgimento familiare favorisce la risposta alle terapie, aiuta i ragazzi a costruire un nuovo rapporto con le emozioni e permette di sostituire il sintomo alimentare con forme più sane di comunicazione del disagio.

In altre parole, il cibo smette di essere un campo di battaglia e torna a essere nutrimento, relazione, quotidianità condivisa.

Siamo preparati, come adulti, a prevenire davvero?

Purtroppo, le strutture sanitarie, tra pubblico e privato, non riescono oggi a fronteggiare da sole l’aumento dei casi. Per questo la prevenzione diventa fondamentale.

Genitori, insegnanti, educatori sportivi, professionisti della salute: più cresce la conoscenza di queste patologie, più aumenta la possibilità di intercettarle prima che si aggravino.

Prevenire significa informarsi, osservare, non voltarsi dall’altra parte.

Quali strumenti concreti possono aiutare le famiglie?

Proprio con l’obiettivo di sostenere i genitori nella fase preventiva, è nata la “Breve guida per genitori disorientati. Anoressia, bulimia, obesità e altri disturbi alimentari... si può guarire” (Alpes Italia, 2022), realizzata insieme ad altri professionisti della SIRIDAP.

Uno strumento pensato per informare, sensibilizzare e offrire orientamento pratico dentro le mura domestiche, dove spesso tutto inizia — e dove molto può essere trasformato.

Qual è il messaggio più importante da portare a casa?

I disturbi alimentari colpiscono sempre più precocemente, anche in età infantile. Aspettare non aiuta. Intervenire presto sì.

E in questo percorso, la prima risorsa — la più vicina, la più influente — resta la famiglia. Perché quando un genitore vede, ascolta e agisce… può davvero fare la differenza.

Se ti è piaciuto questo articolo potresti essere interessato anche a leggere Teenager e disturbi alimentari - Bambini e Genitori e consultare il sito Ministero della Salute - Disturbi della nutrizione e dell'alimentazione (DNA)

VALENTINA CARRETTA
psicologa e psicoterapeuta lacaniana, socio società scientifica per la riabilitazione interdisciplinare dei DCA (SIRIDAP) e socio SISDCA, già presidente C.I.D.A. Onlus (Centro Italiano Disturbi Alimentari e Dipendenze)

CONTATTI web: dottoressacarretta.it
tel. 347.87.87.486

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