Figli connessi: siamo sicuri che siano anche felici? La parola a Maria Rita Parsi

«Serve una legislazione ad hoc, un codice deontologico che venga fatto rispettare da una commissione disciplinare e che limiti e sanzioni i gestori delle piattaforme per evitare gli effetti dannosi della rete e dei social, che se non controllati possono avere un potere pericolosamente distruttivo».

La psicoterapeuta Maria Rita Parsi, che affianca da sempre il progetto alla genitorialità Bambini e Genitori - laNOprofit che semplifica l’educare - ha scritto un decalogo sull'uso virtuoso del virtuale che si rifà alla cosiddetta Carta di Alba.

La Carta di Alba è un codice di comportamento per l'uso consapevole dei nuovi media. Parsi è anche autrice del libro Generazione H sulla sindrome di Hikikomori, il fenomeno degli adolescenti ritirati in una stanza ereditato dal Giappone, pubblicato nel 2017 da Edizioni Piemme.

Quanto è importante l'esempio della famiglia per vivere il digitale in maniera sicura?

«L'uso di Internet che fanno i genitori è il metro di riferimento per i ragazzi che vivono con loro. I figli copiano quello che vedono accadere in casa e oggi ricevono telefonini e tablet troppo presto e direttamente dalle mani di mamma e papà che, per primi, non sanno farne a meno. L'utilizzo della tecnologia richiede un affiancamento da parte degli adulti soprattutto dei più piccoli; una supervisione e, dunque, un tempo di qualità da dedicare a quel che guardano, percepiscono, assimilano e per accompagnarli nel percorso di riconoscimento dei pericoli e dei confini da non oltrepassare». Se vuoi approfondire, può esserti utile leggere: Come si diventa un genitore competente?

Come definire l'utilizzo che i ragazzi fanno oggi del virtuale?

«Esagerato. Gli adolescenti di oggi, ma anche i bambini più piccoli, vivono come fosse normale trascorrere buona parte del loro tempo libero nel mondo virtuale; uno spazio che corre parallelo a quello reale, nel quale albergano fantasie, bisogni, problemi e ricerche che si confondono spesso con la vita vera. La rete informa le nuove generazioni più della scuola, più della televisione, più della socialità con i propri coetanei».

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Quali sono i rischi più grossi di questa iperconessione?

«I nostri figli, a differenza nostra, sono nativi digitali e considerano la tecnologia come qualcosa di scontato. La sanno usare meglio di noi, ma paradossalmente sono più fragili di fronte ad essa perché non hanno il nostro stesso background che poggia soprattutto su esperienze reali e relazioni in presenza. Il rischio più grande del virtuale è che vada a ricoprire lo spazio più importante delle loro giornate, amplificando il loro immaginario senza bisogno di agire ma restando semplicemente chiusi in cameretta.

Un immaginario che si fanno bastare e che li isola o che, nella peggiore delle ipotesi, può trasformarli in insospettabili cyberbulli. Purtroppo le chat e i social diventano spesso veicoli di violenza; una violenza così amplificata e di veloce diffusione che diventa difficile da fermare».

E se vuoi approfondire, può esserti utile leggere: Figli iperconnessi? Impariamo il loro linguaggio!

Come difendersi dall’Internet addiction?

«Come sempre, serve educazione e presenza. Siamo noi adulti che abbiamo il compito di custodire i nostri ragazzi. Le regole sono indispensabili, come l'ascolto e gli abbracci. Se non usiamo le conoscenze che abbiamo per riconoscere la dipendenza dei nostri figli dal mondo virtuale, la responsabilità delle disfunzioni che potrebbero derivarne sarà solo nostra».

A questo proposito, puoi approfondire leggendo: Ragazzi che imparano “l’attesa” scrivendosi in chat

Professoressa Parsi, è così?

«Se la società tutta, dalla famiglia alla scuola, dal mondo della cultura a quello dello sport, non prende atto dell'utilizzo sfrenato che stiamo facendo del web, il rischio è davvero che la libertà digitale porti ad una sottovalutazione della violenza.

Anche quella virtuale fa male (lo dimostra, per esempio, la circolazione incontrollata di video, fotografie o informazioni denigranti nelle chat degli studenti) e può scatenare reazioni tutt'altro che banali e da non sottovalutare».

ALESSANDRA TESTA
giornalista, direttrice responsabile Rivista Etica "Genitori"

CONTATTI e-mail: redazione@bambiniegenitori.it

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