Figli “imballati” per sicurezza: come trovare il giusto equilibrio tra protezione e ansie genitoriali?

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Essere genitori significa guidare con amore ed educare con autorevolezza, fissando confini sani e incoraggiando autonomia e fiducia. Impariamo a farlo senza superare il limite che potrebbe creare scompensi educativi

L’estate scorsa in spiaggia, mentre passeggiavo sul litorale, mi sono trovata davanti una scena che mi ha colpito molto: un bambino di circa 3 o 4 anni indossava un costume (molto di moda oggi) con maniche e pantaloni lunghi, un cappellino colorato con visiera e occhiali da sole. Intento a farsi il bagno, portava i braccioli e, sopra ancora, una cintura galleggiante.

Sembrava quasi imballato nella sicurezza.

Quando ero piccola io ricordo ancora adesso il mare, i bagni… le scottature. Oggi le cose sono cambiate, il sole è cambiato, ma dov’è finita la spensieratezza nei bambini?

Questo contenuto? È Certificato!

Se sto scrivendo qui, sul blog e sulla rivista etica per Genitori, è perché l’Ente italiano “Bambini & Genitori”, la prima Community NOprofit nel panorama educativo nazionale, ha certificato l’etica di quello che stai leggendo.

Grazie al suo Comitato Scientifico, che vede nomi autorevoli come Paolo Crepet, Maria Rita Parsi, Alberto Pellai e Daniele Novara veri luminari sull’educazione genitoriale; ha ritenuto che questi contenuti seguano le linee-guida educative del terzo millennio, siano pedagogicamente corretti e propedeutici allo sviluppo degli adulti di domani, quindi buon proseguimento!

Protezione o iperprotezione? Qual è la differenza?

Proteggere è un gesto istintivo, nasce dall’amore e dal desiderio di evitare – a noi e all’altro - sofferenze. Ma quando la protezione diventa eccessiva, rischia di confondere.

I bambini hanno bisogno sì di sicurezza, ma anche di sperimentare, misurarsi, cadere e rialzarsi.

Come adulti abbiamo la responsabilità di distinguere:

  • la spiegazione del pericolo reale, quando serve indicare chiaramente cosa può far male,
  • la prevenzione del disagio o della difficoltà, che è un accompagnare senza sostituirsi,
  • la gestione del rischio, inevitabile in ogni esperienza di crescita.

Quando al buon senso lasciamo che prevalga l’istinto iperprotettivo – quello che potremmo chiamare un “eccesso di progettazione della sicurezza” – e il bisogno di voler controllare tutto, corriamo il rischio di trasformare i contesti quotidiani in scenari percepiti come minacciosi.

Ciò che era pensato come “un gesto di cura” diventa un seme di ansia e, in alcuni casi, persino terreno fertile per paure sproporzionate o vere e proprie fobie.

L’adolescenza: libertà e contenimento

Se con i bambini, fare queste riflessioni è importante, con gli adolescenti questo tema si fa ancora più centrale. I ragazzi hanno bisogno di adulti che sappiano:

  1. proteggere con fermezza ma senza autoritarismo;
  2. offrire fiducia senza scivolare nel permissivismo;
  3. creare una cornice chiara entro cui sperimentare.

Il senso profondo è non teniamoli lontani dal mondo, ma insegniamo loro ad affrontarlo con risorse proprie e con la certezza che, se necessario, ci siamo.

Puoi approfondire leggendo: Normalizzare l’ansia è possibile? 4 modi per gestirla assieme alle paure dei nostri bambini

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Il valore dei sani confini

A volte i genitori temono che fissare regole chiare significhi apparire rigidi o “bacchettoni”.

In realtà, i confini non sono un segno di chiusura, ma di responsabilità.

Ogni volta che un adulto definisce un limite, sta inviando al proprio figlio un messaggio preciso: ti riconosco come persona capace di muoverti con libertà entro questo spazio e, al tempo stesso, ti aiuto a capire dove si trova il punto in cui serve maggiore attenzione e responsabilità perché potresti incontrare una difficoltà o un pericolo.

I confini diventano così una cornice di sicurezza dove, all’interno di essa, l’adolescente può sperimentare sé stesso, esprimersi autonomamente, fare errori, imparare a regolarsi.

Più i confini sono chiari, più i ragazzi sviluppano la capacità di orientarsi.

Ed è proprio quando si sperimenta che si sanno rispettare i limiti, si è pronti a spostarli, superarli o ridefinirli insieme ad un adulto.

Protezione autorevole: che cosa significa davvero?

Tra libertà e contenimento si costruisce così, nel tempo, l’autorevolezza: non l’imposizione dall’alto, ma la guida ferma e comprensiva di chi offre sicurezza ma, al tempo stesso, fiducia.

Proteggere con autorevolezza significa insegnare ai nostri figli che i confini non sono muri che imprigionano, ma linee che orientano.

Educare in questa direzione significa dunque preparare gli adolescenti di oggi, a vivere non da persone fragili e spaventate, ma forti, consapevoli e libere.

GIULIA DI SIPIO 
psicologa, consulente genitoriale, counselor e coach, responsabile spazio ascolto "Genitori"

CONTATTI web: giuliadisipio.it
Instagram: @giulia.di.sipio

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