I grandi non capiscono mai niente da soli, i bambini devono sempre spiegargli tutto!

Prendiamo insieme contatto con la realtà complessa e articolata che si cela dietro alla parola psicomotricità, che alcuni di voi già conosceranno nelle declinazioni infantili, sicuramente ben più interessanti, di “faccio psicomotricità”, “vado a psicomotore” e molte altre...

La psicomotricità è una pratica centrata sullo sviluppo globale della persona che considera le funzioni motorie, sensoriali e gli stati psichici, affettivi e relazionali quali elementi tutti legati tra loro e reciprocamente indissociabili. Inizierà a diffondersi verso fine anni '60 in Italia e ad oggi si sono venute a strutturare diverse correnti di pensiero che potremmo categorizzare secondo tre modalità principali di intervento:

• psicomotricità relazionale (André e Anne Lapierre, Bernard Aucouturier, M. Vecchiato);

• psicomotricità funzionale (J. Le Boulch);

• Relaxation (G. Soubiran, J. Berges, E. Ghillani).

Ognuno di questi filoni si sviluppa entro l'ambito sanitario per poi aprirsi, verso fine anni '60 all'ambito educativo preventivo, rappresentando per l'epoca, una vera e propria rivoluzione dello sguardo rivolto ai bambini, visti non più come “piccoli adulti” ma come soggetti portatori di ricchezze e risorse da valorizzare.

 

Fondata su una visone olistica dell'essere umano e dell'unità corpo/mente, la psicomotricità integra le interazioni cognitive, emozionali, simboliche e corporee nella capacità di essere e di agire dell'individuo entro un contesto psicosociale. L'essere umano è percepito attraverso le sue tre dimensioni: biologica, psicologica e sociale. Così, la psicomotricità tende ad armonizzare lo sviluppo e l'adattamento della persona tenendo conto sia gli aspetti della sua personalità che del suo ambiente.

Permette di prendere coscienza del proprio corpo al fine di farne uno strumento di espressione e comunicazione. Nella psicomotricità educativo preventiva le emozioni, i desideri, le fragilità ma anche la storia della persona sono considerati con l'obiettivo di costruire un saper-stare attraverso l'appoggio delle risorse esistenti in ogni persona. Potremmo dire che si tratta di una pratica maieutica a mediazione corporea.

 

La psicomotricità consente di:

• trovare o ritrovare il piacere del movimento, il piacere del proprio corpo e di essere se stessi;

• apprendere a esprimere i propri desideri, le proprie emozioni ed entrare in relazione con l'altro e il mondo;

• affrontare alcuni disturbi psicomotori, permettere d'investire lo spazio e il tempo, giungere ad un controllo dei propri gesti sufficientemente buono;

• favorire il risveglio dell'immaginario e delle percezioni attraverso esperienze ludiche, percettive, sensoriali;

• aiutare nella trasformazione delle esperienze in rappresentazioni;

• trovare o riprendere fiducia in se stessi e negli altri, ritrovare il gusto della vita.

 

Dalla prossima volta, in questo spazio, vorrei condividere le storie e i molti insegnamenti che, con metafora dantesca, i miei personali Virgilio e Beatrice m'hanno regalato portandomi “dentro il grembo delle loro mamme” o “nell'onda che mi scuote il cervello”, piuttosto che nell'elaborazione di un abbandono. Sono tutti racconti nei quali sul filo di poche righe cercherò di condividere la sapienza dei bambini sperando di esserne all'altezza, consapevole del fatto che “I grandi non capiscono mai niente da soli, i bambini devono sempre spiegargli tutto”  (Antoine de Saint Exupéry).• 

a cura dott. Claudio Buccheri
psicomotricista, TNPEE, formatore, supervisore e tutor